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giovedì 12 giugno 2014

SCIOLTA LA CONFRATERNITA DI SAN LUIGI GONZAGA A MOLFETTA

A cura del prof. Cosmo Tridente

Prima di soffermarci sulle vicende storiche della Confraternita, desidero brevemente tratteggiare la figura di questo Santo che la Chiesa festeggia il 21 giugno di ogni anno. 
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Luigi, figlio primogenito del marchese Ferrante Gonzaga e di Donna Marta Tana di Santena, nacque a Castiglione delle Stiviere, un paesino in provincia di Mantova, il 9 marzo 1568.
Sin da ragazzo il padre lo portava con sé in lunghi viaggi presso le corti italiane ed europee. Il marchese desiderava infatti educare così il suo erede alla vita di corte e addestrarlo alle arti diplomatiche nelle quali i Gonzaga eccellevano per tradizione. Fu proprio alla corte di Spagna, mentre era ospite di Filippo II, che nella mente del ragazzo prese corpo l’idea di abbracciare la vita religiosa e di rinunciare al marchesato. Al suo ritorno in Castiglione, l’annuncio di questo proposito scatenò un dramma familiare perché Ferrante, consapevole dell’intelligenza e della rettitudine del figlio, non voleva rinunciare a un successore che avrebbe dato sicuramente lustro al casato. Convinto che potesse trattarsi di un capriccio adolescenziale, si adoperò per dissuadere il figlio, ora con rimproveri, ora con ricatti, ora tentando di distrarlo con piaceri della vita mondana. Ma fu tutto inutile. A 18 anni, firmato l’atto di rinuncia al marchesato in favore del fratello Rodolfo, Luigi potette partire per Roma per entrare, com’era suo desiderio, nella Compagnia di Gesù, avendo a maestro spirituale S. Roberto Bellarmino. Saltuariamente si recava a casa per aiutare la madre a risolvere problemi di casato tra suo fratello Rodolfo e il Duca di Mantova.
In una epidemia di peste volle prestare soccorso ad un appestato in abbandono caricandoselo sulle spalle. Contagiato dalla malattia, morì il 21 giugno 1591, aveva solo 23 anni. Il 31 dicembre 1726 venne proclamato Santo da Benedetto XIII e nel 1729 fu dichiarato patrono dei giovani: Luigi onor dei vergini / Proteggi i tuoi devoti / Accogli lodi e voti / Che lieti a te leviam, come leggiamo nel canto a lui dedicato, composto da Vitantonio Cozzoli. I suoi resti mortali si trovano nella chiesa di Sant’Ignazio in Roma, mentre il capo è custodito nella Basilica a lui dedicata in Castiglione delle Stiviere.
Presso la parrocchia S. Gennaro in Molfetta, è custodita una statua lignea di S. Luigi (1814), opera dello scultore napoletano Francesco Verzella (lo stesso che scolpì le statue dell’Assunta e della Madonna del Buon Consiglio, ivi venerate). L’iconografia lo rappresenta come un giovane novizio gesuita che stringe al petto un crocifisso e nell’atto di calpestare lo scettro e la corona, simboli di mondanità e di potere. 
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A tale proposito giova qui riportare alcuni dati anagrafici dello scultore, autore dei tre capolavori, tratti dall’Archivio Storico Diocesano di Napoli: Francesco Antonio Giuseppe Verzella, di Giovanni e Orsola Rispoli, fu battezzato il 28 marzo 1776 ed abitava alle Gradelle di S. Giuseppe. L’8 gennaio 1795 dichiara di essere scultore ed abita presso la parrocchia di Tutti i Santi. Sposò in prime nozze Maria Gaetana Teresa Landi e dal loro matrimonio nacque Luigi il quale a sua volta sposò Giuseppa Taglialatela. Il 27 gennaio 1823 muore Teresa Landi di anni 42 ed è sepolta nella Congrega di Verteceli. Il 7 dicembre 1826 Francesco Verzella di anni 50, figlio di Giovanni ed Orsola Rispoli e vedovo di Teresa Landi contrae il 2° matrimonio con Maria Pennino di anni 35, figlia del fu Domenico e Chiara Stella Nappi e vedova di Francesco Benevento, napoletani della parrocchia di Tutti i Santi. Dal 2° matrimonio nasce Ferdinando che a sua volta sposa Maria Angela Fortini. Francesco Verzella muore nel 1835.
Ma ritorniamo alla Confraternita di S. Luigi.
La Confraternita omonima fu istituita nel 1788 per volontà del vescovo Gennaro Antonucci (1774-1804) il quale, per impartire ai giovani la morale e le istituzioni cristiane ordinò ai maestri di Molfetta, nelle domeniche e feste di precetto, di condurre i propri alunni nel chiostro del palazzo vescovile (ex collegio dei gesuiti). Il vescovo assegnò loro per questo intento una cappella che sorgeva nel recinto del palazzo vescovile. Qui nacque un oratorio dove i giovani si sentirono subito congregati. Vi erano varie manifestazioni di culto quali le feste in onore di S. Luigi e di Maria Assunta alla quale è dedicata la Cattedrale) con novenario e processione. Il coordinatore di queste attività era l’allora Accolito don Gaetano Salvemini poi diventato Canonico della Cattedrale e Padre Spirituale (forse il primo della Congregazione). Nel 1809 i congreganti chiesero alle autorità ecclesiastiche di poter seguire la processione di S. Luigi non in abiti ordinari, e ciò venne loro concesso. Così nacque il camice bianco con cingolo cremisi e una stola bianca trasversale con il ricamo delle insegne della Confraternita: scettro, corona e giglio, in più in quell’epoca si usò una medaglia d’argento con l’effige del Santo su sfondo cremisi. In epoca imprecisata (forse nel 1818), per motivi logistici, i congregati chiesero al vescovo Domenico Antonio Cimaglia (1818-1819) il trasferimento del sodalizio da detta cappella alla parrocchia S. Gennaro, con il consenso del parroco pro-tempore Francesco Saverio Nisio. Il 25 aprile 1823 la Confraternita fu riconosciuta giuridicamente con decreto di Ferdinando I di Borbone.
Scopo della Confraternita, come ha scritto Luigi Michele de Palma (“Luce e Vita” n.33 del 9.9.1984) era quello di promuovere tra gli iscritti una vita cristiana nella sua pienezza attraverso l’ascolto della parola di Dio, la vita sacramentale e il servizio dei fratelli; diffondere la devozione e il culto per S. Luigi Gonzaga, patrono della Gioventù Cattolica, costituirsi come qualificata presenza cristiana collaborando con le altre Confraternite e in particolar modo alle attività pastorali parrocchiali, promuovendo anche iniziative culturali.
Il nuovo statuto della Congrega, approvato da mons. Antonio Bello il 31 maggio 1987 prevedeva, tra l’altro: l’incontro con i confratelli ogni terza domenica del mese per la recita dei Vespri, la partecipazione alle processioni del Corpus Domini e dei Santi Patroni, la celebrazione del triduo e della festa del Santo nel mese di giugno, la indizione di tre assemblee ordinarie nel corso dell’anno, l’istituzione di borse di studio per studenti bisognosi, la celebrazione di una messa di suffragio nel trigesimo della morte di ciascun confratello. La Congregazione operò sino agli inizi del 1900, e nel 1909 si tenne per l’ultima volta la tradizionale processione del Santo.
Dopo un lungo periodo di inattività, nel 1985 il sodalizio riprese le sue pratiche devozionali per interessamento dell’Amministrazione 1985-1988, presieduta dal dott. Francesco Stanzione (già Priore dell’Arciconfraternita della Morte), coadiuvato da Onofrio Sgherza (primo componente) e Umberto Rana (secondo componente) essendo parroco don Saverio De Palma. Il simulacro, fissato su una base di legno noce, fu portato in processione nel 1986 e nel 1988 per le principali vie del quartiere parrocchiale, con devota partecipazione di un folto numero di giovani confratelli (a quell’epoca si contavano circa un centinaio di iscritti). 


Negli anni successivi è rimasta sospesa ogni attività confraternale e celebrativa sino ai nostri giorni, nonostante i buoni auspici di Mons. Sergio Vitulano, attuale parroco della parrocchia S. Gennaro. Pertanto, per il persistere dell’inattività, S.E. Mons. Luigi Martella, vescovo della Diocesi, avvalendosi della facoltà concessa dal canone 120 §1 del Codice di Diritto Canonico, con proprio decreto del 12 novembre 2011, Prot .n.170/11, deliberò l’estinzione del pio sodalizio, disponendo che la cappella funeraria ubicata nel Cimitero monumentale di Molfetta ed eventuali altri beni appartenenti alla Confraternita, fossero devoluti alla parrocchia S. Gennaro.
La richiesta inoltrata in data 13 dicembre 2011 da Mons. Sergio Vitulano al Sindaco pro-tempore di Molfetta al fine di ascrivere ai beni della parrocchia la cappella funeraria  è rimasta inascoltata, per cui l’immobile attualmente è in stato di abbandono.
Non c’è dubbio che l’estinzione della Confraternita di S. Luigi segna, purtroppo, un’amara sconfitta nella storia religiosa e culturale della nostra città, nonché nella stessa vita di relazione. Non a caso Italo Calvino (Il barone rampante) così si esprime: «Le associazioni (religiose o laicali che siano) rendono l’uomo più forte e mettono in risalto le doti migliori delle singole persone, e danno la gioia che raramente s’ha restando per proprio conto, di vedere quanta gente c’è onesta e brava e capace e per cui vale la pena di volere cose buone».
Ci resta solo la consolazione, coram populo, di conservare nel patrimonio ecclesiastico un’opera scultorea verzelliana di notevole valore artistico. E questa non può essere “estinta”, absit iniuria verbis.

* Testo a cura del prof. Cosmo Tridente.
* Foto (1) e (2) provenienti dall'archivio privato del dott. Francesco Stanzione, foto (3) a cura del prof. Cosmo Tridente.

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