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mercoledì 25 giugno 2014

"La Domenica dei Misteri" di giugno 2014 - In Paradisum deducant te Angeli

 "LA DOMENICA DEI MISTERI"
Speciale Corpus Domini 2014 Campobasso

Articolo del dott. Francesco Stanzione


Ancora una volta Campobasso sta per rinnovare quella che a mio modesto parere è una delle tradizioni più belle d’Italia: la “Sagra dei Misteri”.
Sarà però, quella di quest’anno, una edizione particolare: la prima senza Cosmo Teberino, memoria storica della processione dei Misteri di Campobasso.
Il 28 ottobre 2013 infatti, all’età di 87 anni, Cosmo Teberino ha lasciato questo mondo per andare a ricongiungersi a quei Santi e a quegli Angeli che, grazie soprattutto a lui, geloso ed amorevole custode degli “Ingegni” del Di Zinno, hanno preso annualmente vita tra le strade di Campobasso. 
Pur avendolo conosciuto poco personalmente, molto invece mi è dato di sapere su quanto ha fatto nella sua vita per mantenere viva questa tradizione che, senza dubbio, rappresenta l’essenza dell’anima campobassana.
Pertanto, avendomi rivolto il figlio Giovanni, ancora una volta, l’invito a scrivere qualcosa in occasione della Sagra dei Misteri, ho voluto immaginare Cosmo Teberino al suo arrivo davanti alla porta del Paradiso.
Con aria smarrita Cosmo si ritrova davanti ad un grande portone al quale, non sapendo cos’altro fare, bussa timidamente.
Immediatamente il portone si schiude, uscendone una moltitudine di bambini che lo circondano festosamente; due di loro, prendendolo per mano, lo conducono all’interno di un giardino bellissimo, mentre il portone si richiude alle loro spalle. A Cosmo viene spontaneo chiedere loro chi siano ed il più vivace gli risponde con una domanda: “Come, non ci riconosci? Siamo tutti i bambini che dal 1740 hanno interpretato la parte degli Angioletti durante la sagra dei Misteri della tua città che in vita hai tanto amato!”.
A Cosmo sta per sfuggire una lacrima quando la sua attenzione è attratta da un signore, in verità non molto anziano, che gli si fa incontro a braccia aperte dicendogli: “Finalmente ho il piacere di incontrare colui grazie al quale i miei Ingegni sono giunti fino ad oggi senza finire del dimenticatoio delle cose umane! Mi trovo qui dal 1781 e mai nessuno, prima di te, li aveva curati ed amati come hai fatto tu; te ne sono riconoscente e per questo voglio avere io l’onore di presentarti alcuni amici”.
Cosmo gli replica: “Ma tu allora sei Paolo Saverio Di Zinno?”.
Esattamente, sono io in persona” risponde Di Zinno che, prendendolo sotto braccio, inizia con lui ad avviarsi per uno dei viali del giardino, seguito dalla gioiosa e schiamazzante turba dei bambini.
Ogni tanto si fermano, incontrando qualcuno e, quasi un novello Virgilio con Dante, Paolo Saverio Di Zinno presenta a Cosmo, ad uno ad uno, gli amici a cui aveva precedentemente fatto cenno.
Il primo di essi sembra un agricoltore dall’aria bonaria e gentile, indaffarato presso una sorgente d’acqua: “Ciao Isidoro … lo conosci questo signore?” gli fa il Di Zinno. “Certo” gli risponde il contadino in un italiano misto a spagnolo “Come faccio a non riconoscere il papà di Giovanni? In un certo senso Cosmo è come se fosse anche mio padre, non ti pare?”.
Cosmo, a questo punto, si rende conto di quali siano gli amici che sta per conoscere, sorride e vorrebbe ricordare ad Isidoro che anche lui, prima del figlio, ha vestito i suoi panni durante la Sagra dei Misteri, ma il Di Zinno gli fa presente che per certi discorsi c’è davanti l’Eternità; ora ci sono altre persone da presentargli.
Proseguendo il cammino si avvertono sempre più vicini alcuni colpi di martello; si intravede la bottega di un calzolaio. Qui giunti Di Zinno invita Cosmo ad entrarvi e dice all’artigiano che in quel momento sta rifacendo la suola ad un paio di scarpe: Crispino, te lo ricordi?”. “Ma come se lo ricordo?” risponde Crispino “Agli inizi degli anni trenta del secolo scorso ha fatto la parte dell’apprendista per tutta la durata della processione dei Misteri. E’ stato sicuramente uno dei miei apprendisti più diligenti!”.
Cosmo non fa in tempo a replicare che un cagnolino entra nella bottega abbaiando e, mordendogli i pantaloni lo costringe, tirandolo, ad uscirne. Fuori c’è un viandante che sorregge un giovane con un ginocchio piagato, che gli dice “Non ti vedevo da molto, sono Rocco di  Montpellier ed il mio cane ti ha riconosciuto dall’odore, dopo tanti anni, perché ti ha tenuto accanto per diverse ore quando hai interpretato l’appestato sul mio Mistero”.
Il boato di un vulcano in eruzione squarcia l’aria  e a Cosmo, improvvisamente impaurito, si avvicina un uomo in abiti vescovili che, abbracciandolo, gli dice in napoletano: “Waglio’ … si tu? Fatte vasà … so’ Gennarino … statte bbuon ca o’ Vesuvio ce penz io”.
Tranquillizzatosi, Cosmo riprende il suo cammino con Di Zinno che, incontrando dopo un po’ un vecchio barbuto che porta per mano un bambino accanto al quale trotterella un agnellino, gli dice: “Cosmo, ti presento Abramo. Il bambino è Isacco … scusami, dimenticavo … certo che lo conosci, sei stato anche lui sul Mistero; ma insomma, quanti ruoli hai rivestito da ragazzo?”.
Gli occhi di Cosmo sono lucidi per la commozione … tanti sono i suoi ricordi legati a quei benedetti Misteri!
Mentre con la mente ritorna indietro negli anni, il ritorno alla realtà è provocato dal vocio di alcune persone che gli tendono la mano in segno di benvenuto; sono un vescovo e due frati. Di Zinno, addetto alle presentazioni, si rivolge loro dicendo: Nicola, Antonio, Leonardo … ci ha raggiunto qui Cosmo Teberino, ditegli qualcosa!”. Nicola allora, che dei tre pare essere il più spigliato ed intraprendente (la sua permanenza a Bari dal 9 maggio 1087 gli ha fatto ormai assumere il tipico carattere degli abitanti di quella città), gli da una pacca sulla spalla e dice quasi ridendo a Cosmo: “Qui ti troverai benissimo e sicuramente avrai modo di farti tanti altri amici … devi farci solo un piacere da ora in poi. Per quello che potrai, devi adoperarti affinchè a Campobasso, nel giorno del Corpus domini, i portatori dei Misteri ci facciano sobbalzare un po’ meno; sai … siamo un po’ anziani e non tanto sopportiamo più gli urti improvvisi”.
La conversazione va avanti fino a quando non si avvicina una bellissima ragazza dai capelli lunghissimi e neri che si avvicina a Cosmo, lo bacia e Di Zinno gliela presenta come Maddalena.
Cosmo si rivolge allora al suo accompagnatore e gli chiede come mai gli è dato di rivolgersi a tutti questi Santi chiamandoli per nome. Questi scoppia a ridere e gli risponde: “Cosmo, ma ancora non hai preso coscienza che qui siamo in Paradiso e non sulla terra? Lì esistono i titoli, le differenze tra una persona e l’altra … qui siamo tutti uguali, qui siamo tutti Santi e fratelli nel nome di Gesù Cristo e per questo ci chiamiamo tutti per nome”.
Un fruscio di ali, accompagnato da un vento leggero, distoglie i due. Cosmo esclama: “Scommetto che lui è San Michele!”. L’Arcangelo gli posa una mano sulla spalla e gli fa: “Hai indovinato ma, come ti stava dicendo Paolo Saverio, da ora in poi chiamami pure semplicemente Michele”.
A questo punto Cosmo chiede a Michele: “Scusami Michele … e i diavolacci e la tunzella che fine hanno fatto? Fino ad ora non li ho visti?”. Michele scoppia a ridere anche lui e risponde: “Cosmo, renditi conto ancora una volta che ci troviamo in Paradiso e quella gentaglia qui non può nemmeno metterci il piede. Quanto alla tunzella, dovresti già sapere che è una di loro e di conseguenza non può entrarci nemmeno lei … che continui a guardarsi nello specchio per l’eternità tra le fiamme dell’inferno!”.
Michele prende Cosmo e Paolo Saverio per mano, e sollevandoli da terra, dopo un breve volo, li porta sulla cima di una collina dove, su un trono di luce, è seduta una donna dal volto giovanile e bello oltre ogni immaginazione.
Michele le si inginocchia davanti e presentandole Cosmo dice: “Da ora in poi, caro Cosmo, potrai dare del tu anche a Lei e chiamarla per nome. Lei è Maria, la mamma di Gesù”.
Anche Cosmo si inginocchia, ma la Madonna, alzandosi in piedi, lo solleva da terra e sorridendo lo ringrazia per averla fatta rappresentare a Campobasso nei due momenti più significativi della sua vita terrena,  come Immacolata Concezione e come Assunta in cielo. Quindi, prendendolo anche Lei per mano, gli fa volgere lo sguardo verso l’alto, verso un grande cuore che gli si avvicina fin quasi a farsi toccare.
“Cosmo!” dice la Madonna “ … sei davanti al Santissimo Cuore di Gesù, mio Figlio e figlio dell’Altissimo!”.
E mentre Maria dice queste parole, tutti quei bambini che ininterrottamente lo avevano accompagnato fino ad allora per i viali del paradisiaco giardino, lo spingono verso quel grande cuore che improvvisamente pare aprirsi, quasi invitando Cosmo ad entrarvi; si sente una voce … è quella di Gesù, che dice: “Cosmo, entra nel mio cuore, ma sappi che ti avevo dentro da sempre … benvenuto in Paradiso!”.

* Testo a cura del dott. Francesco Stanzione. 

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