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venerdì 4 maggio 2012

La Madonna Addolorata e il suo umano dolore

A cura del prof. Cosmo Tridente.

Fra i tanti titoli attribuiti a Maria, il più sentito perché più vicino alla realtà umana è quello di Beata Vergine Maria Addolorata la cui devozione trae origine dai passi del Vangelo dove si parla della presenza di Maria sul Calvario.
Il dolore di Maria, come ha scritto Antonio Borrelli, è più facile comprenderlo perché lo subiamo anche noi, seppure in condizioni e gradi diversi. “Veder morire un figlio – scrive l’autore citato - al quale avrebbe voluto ridare altre cento volte la vita e magari sostituendosi ad esso nel morire, è per una madre il dolore più grande che ci sia, non vi sono parole che possano consolare”. Le tantissime madri che nel tempo hanno subito questo immenso dolore, a lei si sono rivolte per trovare sostegno e consolazione (Médonn’Addiloràte, nell’invocazione in vernacolo molfettese), perché Maria ha visto morire il figlio in maniera atroce, consapevole della sua innocenza, soffrendo per la cattiveria, l’incomprensione, la malvagità scatenate contro di lui. Ma non fu solo per la ingiusta condanna a morte, il dolore di Maria fu l’epilogo di un lungo soffrire, conservato in silenzio nel suo cuore, iniziato dalla profezia del vecchio Simeone, pronunziata durante le Presentazione di Gesù al Tempio: “E anche a te una spada trafiggerà l’anima”.

“Quindi anche tutti coloro che soffrono – continua Borrelli - le pene derivanti da malattie, disabilità, ingiustizia, povertà, persecuzione, violenza, perdita di persone care, tradimenti, mancanza di sicurezza, solitudine, ecc. guardano a Maria consolatrice di tutti i dolori; perché avendo sofferto tanto già prima della Passione di Cristo, può essere il faro a cui guardare nel sopportare le nostre sofferenze ed essere comprensivi di quelle dei nostri fratelli, compagni di viaggio in questo nostro pellegrinaggio terreno”.
Le celebrazioni liturgiche alla Madre Dolorosa hanno avuto nel tempo varie tappe. Il 9 giugno del 1668, la Sacra Congregazione dei Riti permetteva all’Ordine dei frati “Servi di Maria”, fondato a Firenze nel 1233, di celebrare la Messa votiva dei Sette Dolori della Beata Vergine. Successivamente Papa Innocenzo XII, il 9 agosto 1692 autorizzò la celebrazione di questa Messa la terza domenica di settembre. Il 18 agosto 1714 la Sacra Congregazione decise di celebrare i Sette Dolori di Maria il venerdì precedente la Domenica delle Palme. Infine, Papa Pio X fissò la data definitiva del 15 settembre, subito dopo la celebrazione dell’Esaltazione della Croce (14 settembre), con memoria non più dei “Sette Dolori”, ma più opportunamente come “Beata Vergine Maria Addolorata”.
La Vergine Addolorata, dal punto di vista scultoreo, è in piedi vicino alla Croce, vestita di nero per la perdita del Figlio, con una spada che trafigge il suo il cuore. Diversa è la raffigurazione della “Pietà”, penultimo atto della Passione, che sta tra la deposizione e la sepoltura di Gesù: Maria sorregge adagiato sulle sue ginocchia il corpo esanime del Figlio, lo piange e lo offre nello stesso tempo a Dio per la redenzione dell’umanità.
Concludo con una bellissima invocazione a Maria Addolorata: Maria, Madre dolorosa, che dopo aver conosciuto l’infinita umiltà di Dio nel Bambino di Betlemme, hai provato il dolore straziante di stringere tra le braccia il corpo martoriato, insegnaci a non disertare i luoghi del dolore; rendici capaci di attendere con speranza quell’aurora pasquale che asciuga le lacrime di chi è nella prova.

* Testo a cura del prof. Cosmo Tridente.
* Foto a cura del dott. Francesco Stanzione (antecedenti il restauro della Addolorata).

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