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lunedì 31 gennaio 2011

L' albero di Giuda

A cura del prof. Cosmo Tridente
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Giuda Iscariota è l’apostolo di Gesù passato alla storia come il suo traditore. Anche per Dante Alighieri (Inferno, XXXIV, 61– 63), che pur nella dannazione nobilitò diversi peccatori come Paolo e Francesca, Ulisse, Farinata, Giuda Iscariota rimane colui che ha commesso la più orribile e imperdonabile colpa. E’ sorprendente che i Vangeli dicano pressappoco nulla sul perché di ciò che Giuda ha fatto. Abbiamo solo due indicazioni. Una è l’evocazione del diavolo: è lui che “aveva messo in cuore a Giuda di tradirlo” (Giov. 13, 2). L’altra indicazione è il riferimento alle Sacre Scritture:”colui che mangia il mio pane, alza contro di me il suo calcagno” (Salmo 41, 10 citato in Giov. 13, 18).
Come si sa, Giuda, preso dal rimorso di avere tradito il Maestro, tornò dai sommi sacerdoti protestando di aver tradito il “sangue innocente”. Poi gettati i trenta denari o sicli nel Tempio, andò a impiccarsi. Secondo l’evangelista Matteo, i sacerdoti “raccolte quelle monete d’argento, dissero: non è lecito metterle nel tesoro sacro perché sono prezzo di sangue. E tenuto consiglio, presero la deliberazione di comprare, con quel denaro, il campo del vasaio, per la sepoltura degli stranieri. Perciò quel campo fu denominato campo di sangue fino al giorno d’oggi (Matteo 27, 3 - 8).
Dove si impiccò Giuda?
Le tradizioni popolari cristiane dicono ad un albero, ma divergono nella individuazione della specie. In Italia l’albero indiziato è quello del fico perché maledetto da Gesù (Matteo 21, 18 - 19; Marco 11, 12 – 14). In Ucraina una leggenda narra che Giuda si impiccò ai rami del pioppo tremulo (populus tremula) che da quel giorno mostra le foglie sempre agitate dal vento. Ed è proprio nel vento, secondo una antica credenza italiana, che Giuda è condannato a volare. Gli ululati delle bufere non sono altro che i suoi lamenti. Respinto anche dalle potenze dell’inferno, Giuda è condannato ad errare senza requie fino al giorno del giudizio universale. Alla sua anima in pena è consentito sostare per poco solo sulla tamerìce o sul siliquastro (cfr. Gian Luigi Beccaria: “I nomi del mondo. Santi, demoni, folletti e le parole perdute”, Einaudi, Torino, 1995).
In effetti la tamerìce (tamarix gallica) prende il nome di albero di Juda in alcune località della Calabria e il siliquastro (cercis siliquastrum) è detto albero di Giuda dal Friuli alla Sicilia.
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Un’altra leggenda vuole che i fiori del siliquastro sono rosei, perché arrossiscono dalla vergogna per il suicidio dell’apostolo traditore ai propri rami. Peraltro il siliquastro è chiamato pure albero di Giudea, che potrebbe anche essere il nome primario, testimoniando come quella terra sia uno dei centri di maggior diffusione della specie.
A completare il quadro, altre tradizioni europee indicano come pianta di impiccagione di Giuda il sambuco (sambucus nigra) che in inglese si dice Judas tree, in neerlandese Judasboom e in francese Arbre de Judas (Beccaria, op. cit., pag. 236). Sul sambuco, su vecchi tronchi e rami morti nasce un fungo bruno-nerastro, gelatinoso o coriaceo detto Oreille de Judas in francese e Orecchio di Giuda in Italia e classificato come Auricularia auricola Judae, segno che certe volte il nome scientifico non disdegna quello popolare.
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* Testo a cura del prof. Cosmo Tridente.
* Foto tratte dal web.

sabato 22 gennaio 2011

La grande processione del Sabato Santo

Ero giovanissimo (24 anni) quando, durante l' Amministrazione Natalicchio (1980/82), scoprii nell' archivio dell' Arciconfraternita della Morte due manoscritti, realizzati dal Cav. Giuseppe Peruzzi (già Priore nel 1926/30), che raccontavano la storia della processione del Sabato Santo e delle "statue" che dalle origini la hanno composta.
Ne fui ovviamente molto attratto, ma per vari motivi non ebbi la opportunità, all' epoca, di poterli leggere.
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Una delle prime cose che ho fatto, una volta eletto Priore dell' Arciconfraternita della Morte nell' ormai lontano 14 dicembre 2003, è stata quella di leggere questi due testi manoscritti, dall' inestimabile valore documentario, in quanto riferentesi a notizie tratte dai Verbali delle Assemblee, costituenti il fiore all' occhiello dell' Archivio confraternale, attualmente trasferito presso la Biblioteca Vescovile dal Commissario Mons. don Ignazio de Gioia.
Tale raccolta di Verbali delle Assemblee parte dal 1824 e termina con l' Amministrazione del Priore dott. Francesco Stanzione (dal 1 gennaio 2004 al 16 febbraio 2010).
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Propongo i due manoscritti alla attenzione dei lettori nella sezione dedicata alle Processioni dell' Arciconfraternita della Morte sul sito La mia Settimana Santa.
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* Testo e foto a cura del dott. Franco Stanzione.

mercoledì 19 gennaio 2011

A PROPOSITO DEI SEGRETI DI MEDJUGORIE

A cura del prof. Cosmo Tridente
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Il 31 agosto 2010, l’esimio dott. Franco Stanzione, già encomiabile Priore dell’Arciconfraternita della Morte nonché titolare di questo magnifico ed incomparabile sito, mi onorò con la pubblicazione di un mio articolo dal titolo: “Un inquietante interrogativo: I segreti di Medjugorie stanno per essere svelati?”. Ebbene, oggi, grazie alla sua solerte disponibilità, desidero aggiornare i lettori con due brevi notizie tratte dal libro “I Veggenti Raccontano” di Krešimir Šego, edito nel 2010. I lettori ricorderanno che Mirjana è l’unica dei sei veggenti di Medjugorie che ha avuto il compito dalla Madonna di rivelare i 10 segreti tramite un frate francescano, Padre Petar Ljubicic. Miriana dà qualche indicazione sui tempi dei segreti.
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(...) Si è fatta un'idea perchè le apparizioni durano da così tanto tempo?
MIRJANA: "Apparendo così spesso, la Madonna, grazie al grande amore di Dio, del nostro Padre, ci sta preparando a tutto ciò che sta per accadere. Lei ha detto testualmente: Ciò che ho iniziato a Fatima intendo terminarlo a Medjugorje, e alla fine il mio Cuore trionferà! La Regina della pace ci prepara alla vittoria ..."
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Può dire che già si vede il compimento degli avvenimenti; qualcosa sta già accadendo?
MIRJANA: "Vedo piccoli segnali di avvertimento per tutto ciò che sta per accadere, i segni ci sono già, le cose si sono, pian piano, messe in moto. Più di tutto mi capiranno le donne: perché, quando vogliamo fare grandi pulizie, prima creiamo un gran disordine. Spostiamo tutto: divani, armadi, tavoli, sedie, non rimane nulla al proprio posto. Chi guarda dall'esterno pensa "Quanto disordine", ma quando rimettiamo le cose al proprio posto, tutta la casa brilla. Ciò significa che per creare l'ordine prima dobbiamo innanzi tutto creare il disordine. Io vedo già dei segnali indicativi". (pp. 28-29)
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Personalmente aggiungo un'altra precisazione di Mirjana che ho ricercato durante una sua pubblica testimonianza a Merano. Richiesta da una persona del pubblico se poteva dire con quale cadenza si realizzassero i segreti, aveva risposto così: "Vi faccio un esempio: il primo segreto è domani e il successivo a distanza di una settimana.
"Particolare interessante e verosimile, in quanto la gente, e i media, tendono a dimenticare tutto in fretta e presto cala l'attenzione verso qualsiasi evento, per quanto rilevante. Sembrerebbe dunque provvidenziale e conveniente il fatto che i segreti abbiano una cadenza tale da non permettere a nessuno di addormentarsi, ma da farci rimanere, invece, vigili in operosa attesa, secondo il noto invito evangelico. Sono giusto 30 anni che le apparizioni sono iniziate; il veggente Jakov nella sua unica apparizione annuale del 25 dicembre 2010 ha detto che la Madonna gli ha parlato dei 10 segreti. In definitiva risulta molto probabile che, presumibilmente attorno a Pasqua 2011, il tempo salvifico dei 10 segreti possa finalmente prendere avvio e che già a maggio il fenomenale segno apparirà sulla collina delle apparizioni di Medjugorje, mettendo finalmente con le spalle al muro miliardi di scettici.
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* Testo e foto a cura del prof. Cosmo Tridente.

martedì 18 gennaio 2011

Arciconfraternita di S. Stefano - Conferenza del 21 gennaio 2011 su Mons. Antonio Bello

Ho ricevuto e doverosamente pubblico il seguente comunicato stampa a cura della Amministrazione della Ven. Arciconfraternita di S. Stefano.
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Il giorno Venerdì 21 gennaio 2011, alle ore 18,30 presso la Chiesa di Santo Stefano in Molfetta, si terrà una conferenza sul tema “Don Tonino Bello alla sequela di Cristo sul passo degli ultimi”.
Si tratta di un doveroso tributo della Arciconfraternita di Santo Stefano, titolare dell’omonima chiesa cinquecentesca, a don Tonino Bello, Vescovo della diocesi di Molfetta-Ruvo-Giovinazzo-Terlizzi dal 1982 al 1993, ma noto in tutt’Italia ed anche fuori dei confini nazionali per il suo impegno in favore della pace (vedi la storica marcia di capodanno nella città di Sarajevo martoriata dalla guerra) anche e soprattutto nel momento in cui il male terribile che lo ha strappato ai suoi fedeli ne aveva pesantemente fiaccato il corpo ma non già lo spirito.
L’Arciconfraternita di Santo Stefano, già nell’ottobre 2002 rivolse a S.E. Rev. Mons. Luigi Martella attuale Vescovo della Diocesi di Molfetta, l’auspicio che si potesse intraprendere l’iter per la causa di beatificazione del Venerato Pastore Mons. Bello, memori della sua tenace fedeltà al Vangelo e della sua devozione al Cristo.
E’ apparso, quindi, opportuno al consiglio di confraternita affidare il compito di sondare la riflessione di don Tonino sul Cristo a Mons. Prof. Domenico Amato, il quale, confratello di Santo Stefano, riveste l’oneroso ruolo di Vice Postulatore della causa di Beatificazione di Mons. Tonino Bello.
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- - - - - - - - - - - - - - - - - - - - - - - - - - - Il Priore - Stefano de Palma
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Molfetta, lì 18 gennaio 2011

giovedì 13 gennaio 2011

Carnevale e Quaresima

A pochi giorni dall' inizio del carnevale, pubblico questo scritto del prof. Cosmo Tridente, unicamente perchè, pur ritenendolo una delle occasioni più stupide, prelude comunque alla Quaresima.
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A cura del Prof. Cosmo Tridente

In passato, i bambini, l’ultimo giorno delle vacanze natalizie, assumevano un’aria malinconica perché l’indomani dovevano ritornare a scuola. Ma venivano confortati dai genitori che dicevano loro di stare allegri perché fra una decina di giorni ricorreva Sénd’Éndùene méscechere è sùene (S.Antonio maschere e suoni). Il detto va riferito a S.Antonio Abate che si festeggia il 17 gennaio. Stesso riferimento vale per l’interiezione Curë Sénd’Éndoneie! nel significato di “quel benedetto uomo!”, avendo sostituito Curë Sénd’Alò, protettore dei cavalli e dei maniscalchi.
In concomitanza con questa ricorrenza ha inizio il Carnevale che, nei primi secoli del cristianesimo, era pressoché ignorato mentre la Quaresima godeva della massima osservanza. O meglio, il Carnevale era festeggiato in quanto, indulgendo ad una moderata baldoria ed allegria, doveva porre termine ad ogni divertimento e ad ogni lauto pranzo e allo stesso uso della carne. Va detto, in proposito, che specialmente il giovedì grasso era tradizione consumare un pranzo a base di orecchiette al sugo di maiale e “pizza rustica”, bella a vedersi, profumata e delicata al tempo stesso, squisita ed appetitosa come tutte le preparazioni della nonna … Carnevale, secondo la credenza più comune vuole dire appunto carnem levare, togliere la carne dalla dieta quotidiana per non infrangere i rigidi precetti dell’astinenza e del digiuno quaresimali.
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Ai giorni nostri, invece, di più pallida fede e di più blandi costumi, il Carnevale trionfa come una festa a sé, e la Quaresima si ritira nei fortilizi della Liturgia, abbandonando quasi interamente il campo penitenziale. Il mercoledì delle ceneri e il venerdì santo, all’inizio e alla fine della Quaresima, restano gli unici due giorni legati alle consuetudini di austere mortificazioni che caratterizzavano tutti i quaranta giorni di digiuno trascorsi da Gesù nel deserto. L’euforia maggiore del Carnevale è rappresentato dalle maschere, dai veglioni, dai carri allegorici. Si cambia volto, vestito, sesso, mestiere e si ha veramente l’impressione di essere un’altra persona, non più soggetta alle normali regole del buon senso e della buona creanza. E le parole, i gesti, gli scherzi che in altro periodo dell’anno sembrerebbero sconvenienti, a Carnevale passano come battute di spirito; e il decoro che ciascuno conserva come qualche cosa di sacro nelle abituali circostanze della vita, a Carnevale diventa un ferrovecchio da buttare.
Sia ben chiaro che nessuno condanna il Carnevale, ma si condannano le esagerazioni che si nascondono sotto il sorriso di una qualche maschera. La legge morale non è a corrente alternata e il cambio di un vestito non può capovolgere gli obblighi che regolano le coscienze umane.
L’evasione dalle preoccupazioni quotidiane quale vuol rappresentare il Carnevale, non può diventare una evasione dalle proprie responsabilità e dai propri doveri. Né lo stordimento di poche ore o di pochi giorni può annullare la coscienza.
Sia benvenuto dunque il Carnevale se ci permette quello svago e quel riposo dello spirito che sono necessari, soprattutto in un tempo di stress e affanni come il nostro.
Si conservino pure quelle tradizioni locali che risalendo ad età antiche, hanno il merito di divertire senza infrangere legge morale alcuna, il buon gusto e lo stesso galateo. Dopo la parentesi carnascialesca, è consolante vedere tanti molfettesi, anche giovani, accodarsi alla processione della Croce, organizzata annualmente dall’Arciconfraternita della Morte, che segna l’inizio della Quaresima e che ci induce a meditare sulle parole pronunciate da Dio ad Adamo: Ricordati, o uomo, che sei polvere e che in polvere ritornerai (Genesi,III,19).
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* Testo e foto a cura del prof. Cosmo Tridente.

giovedì 6 gennaio 2011

La Settimana Santa a Campobasso

Sul sito La mia Settimana Santa, nella sezione dedicata alla Settimana Santa in Italia - Molise, ho pubblicato una nuova monografia su La Settimana Santa a Campobasso.
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* Testo e foto a cura del dott. Franco Stanzione.

martedì 4 gennaio 2011

La Settimana Santa a San Nicandro Garganico

Ho finalmente il piacere di pubblicare sul sito La mia Settimana Santa, nella sezione dedicata alla Settimana Santa in Puglia, la scheda monografica su La Settimana Santa a San Nicandro Garganico, cittadina in provincia di Foggia.
Ci tengo particolarmente a sottolineare che tra il 2004 ed il 2005, sotto la mia Amministrazione, c' è stato tra l' Arciconfraternita della Morte di Molfetta e la Confraternita della Pietà o Morte di San Nicandro Garganico, il primo dei tanti scambi culturali con altri sodalizi similari che ho promosso in sei anni.
Infatti il 2 ottobre 2004 la Confraternita della Pietà o Morte venne in visita presso la Chiesa del Purgatorio.

Invece il 5 giugno 2005 fu l' Arciconfraternita della Morte che ricambiò la visita, recandosi presso la Chiesa dell' Addolorata di San Nicandro.


San Nicandro Garganico è sede di quattro Confraternite che si contraddistinguono dalle tante altre pugliesi per la straordinaria bellezza degi abiti di rito: la Confraternita della Pietà o Morte, la Arciconfraternita del SS. Rosario, la Arciconfraternita del SS. Sacramento e la Confraternita di Maria SS. di Costantinopoli.


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Sento il dovere altresì di ringraziare l' amico e confratello della Pietà o Morte di San Nicandro Garganico avv. Angelo Diana, per la preziosa collaborazione nel fornirmi gran parte del materiale documentario utilizzato per realizzare il lavoro su La Settimana Santa a San Nicandro Garganico.
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Un' ultima osservazione ... quanti hanno criticato la mia apertura culturale durante il mio mandato amministrativo dell' Arciconfraternita della Morte, aprano gli occhi e si rendano conto di che cosa significa fare vita di confraternita o guidarne una ... ma tant' è ... loro non saranno mai a capo di una di esse ...
Ancora una volta posso dire ... Io sì, loro no ... anzi mai!
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* Testo e foto a cura del dott. Franco Stanzione.

lunedì 3 gennaio 2011

La Settimana Santa a Bari

Il Natale rappresenta, per chi la pensa come me, esclusivamente una festa religiosa e non una scusa, come tante, per rendere tutto il mese di dicembre ed inizio gennaio solo una banale e lunga maratona gastronomica; a Bari, per esempio, non so quanti si saranno accorti che la notte del 25 dicembre è nato Gesù Cristo, occupati come sono i suoi abitanti, a bivaccare ore ed ore a tavola, per poi andare il giorno dopo nelle farmacie di turno con problemi gastro intestinali conseguenti alle loro abbondanti libagioni.
Nonostante che Bari sia ormai una metropoli, dove persino la festa di S. Nicola è diventata solo un fatto coreografico di cui si occupa soprattutto il Comune (che brutta cosa quando le feste passano dalla dimensione religiosa a quella laica!), la Settimana Santa ha ancora alcune "sacche di resistenza" nella Città Vecchia dove operano ancora alcune Confraternite.
Quando infatti si parla di Settimana Santa in Puglia non si fa mai riferimento a quella del capoluogo ... eppure ...
E poichè finalmente le "sagre del consumismo" dei giorni scorsi sono ormai alle spalle, ritengo opportuno riprendere la pubblicazione delle mie monografie sul periodo più bello dell' anno, proprio con la proposizione di qualcosa di raro ed inedito da trovare sul web:
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Poichè Bari non è solo il centro cittadino, ma anche le frazioni, mi occuperò successivamente della Settimana Santa che molto più degnamente si celebra in ognuna di esse; saranno quindi considerate Palese, Santo Spirito, Carbonara e Ceglie.
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* Testo a cura del dott. Franco Stanzione.
* Foto tratta dal web.

domenica 2 gennaio 2011

Omaggio al prof. Cosmo Tridente

Dopo quasi tre anni di gradita quanto qualificata collaborazione del prof. Cosmo Tridente a questo blog, mi è sembrato doveroso iniziare l' anno 2011 ricordando ai lettori il suo prezioso contributo nel tramandare e diffondere episodi ed aneddoti di storia molfettese ... e non solo, inediti o che altrimenti potrebbero andare perduti.
Per questo, allo scopo di rendere più facile la consultazione dei suoi scritti sin qui pubblicati su questo Blog, ho provveduto a riproporli anche sul sito La mia Settimana Santa nella sezione COLLABORAZIONI.
Al prof. Cosmo Tridente vada quindi tutta la riconoscenza dei lettori e mia personale, in attesa di leggere ciò che Egli vorrà scrivere in seguito.
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* Testo a cura del dott. Franco Stanzione.