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venerdì 9 aprile 2010

La scarcella: un "dolce" alleato della Pasqua

A cura del prof. Cosmo Tridente.
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La scarcella (scarcédde in vernacolo molfettese) è il dolce pasquale la cui origine si perde nei primi secoli della diffusione del Cristianesimo. Il nome ricorda i catecumeni (dal greco catecúmenos cioè coloro che vengono istruiti al percorso di fede per essere ammessi al Sacramento del Battesimo) che la domenica «in albis» si recavano processionalmente in camice bianco al santuario della Madonna dei Martiri per ricevere il battesimo, portando la scarcella confezionata con pane azzimo (che gli ebrei consumavano nella loro Pasqua a ricordo della fine della schiavitù d’Egitto) con al centro un bell’uovo tenuto fermo con due listelli incrociati, simboli della croce.
L’uovo rappresenterebbe il corpo di Cristo, che all’alba di Pasqua si «scarcerò» dal sepolcro con la risurrezione. Divenne poi il dolce pasquale dei bambini e degli adulti. I bambini, di gusto più semplice, si accontentavano della pasta frolla, i poveri con un uovo in mezzo, i ricchi con tre uova, i fidanzati richiedevano la scarcella ripiena di marmellata di marasca o di uva e ricoperta di sceléppe (giuleppe), cosparso d’un tappetino di multicolori énesine (confettini minutissimi). La loro forma è diversa a seconda della fantasia delle massaie: colombe, cestini, stelle, ciambelle ...
Il dolce veniva consumato sul posto (al Santuario della Madonna dei Martiri), dopo aver cantato i seguenti versi in vernacolo:

Gloria, gloria, scìnn’o Pregatóreie
scìmme o chemménde
la scarcédde ind’o vénde
a méngià re còese dulce
a méngià re d’òeve du ciùcce

(Gloria, gloria, scendi al Purgatorio / andiamo al convento / la scarcella nel ventre / a mangiare le cose dolci / a mangiare le uova del ciuco: cioè uova grosse come dimensione, quali sono le uova di Pasqua di cioccolato). Il canto vuole significare che nel giorno della gloria, la Pasqua, il Signore scese nel Limbo per scarcerare le anime dal peccato originale.
A proposito del Limbo, quale condizione permanente dei bambini morti ancora non battezzati, che non hanno commesso dunque alcun peccato ma non sono stati liberati dal peccato originale attraverso il battesimo, va precisato che nel 2007 Papa Benedetto XVI ha abolito il tradizionale significato del termine. L'abolizione del Limbo, è stato scritto, non è un fatto solo teorico ma «un problema pastorale urgente» perché il numero dei bimbi morti senza battesimo è in aumento sia perchè molti genitori non sono cattolici sia perchè molti piccoli sono «vittime di aborti». Pertanto, la misericordia di Dio «vuole che tutti gli esseri umani siano salvati», la Grazia ha priorità sul peccato, e l'esclusione di bambini innocenti dal Paradiso non sembra riflettere lo speciale amore di Cristo per «i più piccoli».
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* Testo a cura del prof. Cosmo Tridente.
* Foto tratta dal web.

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