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sabato 6 marzo 2010

Simone di Cirene nella Via Dolorosa del Golgota

A cura del prof. Cosmo Tridente.
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Nel linguaggio comune il termine “cireneo” indica una persona che, volente o nolente, si accolla il peso di eseguire un compito che spetterebbe ad altri.
L’ origine di questo lemma risale all’ episodio di Simone di Cirene, detto anche il cireneo. Costui tornava dai campi e passando per le stradine strette di Gerusalemme si imbattè in un corteo triste e drammatico: tre uomini venivano portati al supplizio. Portavano il patibolo della croce, spinti e scortati da soldati romani. Si fermò per guardare e questo gli costò un’ esperienza faticosa e dolorosa: gli fu “comandato” di portare la croce di Gesù. Lo fece non per uno slancio di generosità (era già abbastanza stanco per il lavoro appena terminato). Lo fece perché costretto.
Chi era il cireneo? I Vangeli di Matteo, Marco e Luca non ci danno altra informazione se non quella di essere un uomo di Cirene. Marco aggiunge che viene dalla campagna ed è padre di due figli, Alessandro e Rufo, mentre Giovanni nulla scrive in proposito.
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Matteo 27:32
Mentre uscivano, incontrarono un uomo di Cirene, chiamato Simone, e lo costrinsero a prender su la croce di lui.
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Marco 15:21
Allora costrinsero un tale che passava, un certo Simone di Cirene che veniva dalla campagna, padre di Alessandro e Rufo, a portare la croce.
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Luca 23:26
Mentre lo conducevano via, presero un certo Simone di Cirène che veniva dalla campagna e gli misero addosso la croce da portare dietro a Gesù.
. La "varicedda" del Cireneo - Caltanissetta
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Il gruppo del Cireneo nella processione dei Misteri Palese (BA)

Cirene è il nome di una importante colonia greca del Mediterraneo che si trovava nell’ odierna Libia orientale. La città fu, infatti, sede di una importante scuola di pensiero fondata da Eratostene (276-194 a.C.), primo uomo al mondo a misurare la circonferenza della terra utilizzando l’inclinazione dei raggi solari in luoghi diversi.
Simone era dunque un ebreo straniero a Gerusalemme, come tanti altri che per qualche motivo avevano scelto di stabilizzarsi nella città santa. Diversi “atti dei martiri” affermano che Alessandro e Rufo morirono martiri nella Spagna e che Simone di Cirene fu consacrato vescovo da San Pietro, predicò nella Spagna e morì a Gerusalemme dopo un vissuto di vita cristiana.
Perché Gesù fu aiutato a portare la croce?
Possiamo distinguere due fini: quello umano e quello divino. Fine umano: Gesù, duramente provato dalla flagellazione, non era più in grado di proseguire con il pesante carico. Ciò preoccupò fortemente il centurione, il quale aveva il compito di portare a termine l’ esecuzione della condanna sul Calvario. In altri termini, Gesù doveva arrivare “vivo” in quel luogo per serbarlo ad una morte più crudele, quella della croce. Il centurione ricorre allora alla “requisizione”, ossia requisisce un certo Simone di Cirene che passava di là, per caso. Ma c’ è pure un fine divino: Gesù ha bisogno di un altro uomo per continuare il suo cammino. Il suo progetto, quello di una umanità fraterna e solidale, non si realizza senza il nostro contributo, senza il nostro aiuto! Gesù, chiamandoci fratelli, ci chiede di contribuire ad eliminare gli ostacoli che ci impediscono di esserlo. Se è vero che ogni cristiano deve accogliere la sua croce, deve anche “schiodare” tutti coloro che vi sono appesi, nella condivisione della sofferenza, cercando di portare a metà il peso con l’ amico.
Mons. Tonino Bello si spinge ancora più in là; scrive infatti: “Pertanto, non solo dobbiamo lasciare il “belvedere” delle nostre contemplazioni panoramiche e correre in aiuto del fratello che geme sotto la sua croce personale, ma dobbiamo anche individuare, con coraggio e intelligenza, le botteghe dove si fabbricano le croci collettive.
Richiamandoci così a guardare alla società in cui viviamo per individuare quei meccanismi che producono in maniera stabile e strutturata ingiustizie, differenze inaccettabili, sofferenze.
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* Testo a cura del prof. Cosmo Tridente.

* Foto tratte dal web.

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