domenica 7 marzo 2010

Lettera di San Pio da Pietrelcina a Padre Agostino - 7 aprile 1913

Se dovessi dire in pubblico cosa sta alla origine della mia grande devozione a Padre Pio, forse qualcuno avrebbe di me un giudizio da "pazzo" ancor più di quello che qualcuno ha, dal momento che alla età di dieci anni di questo Santo Frate ho avuto una apparizione ... cosa di cui quasi nessuno è al corrente.
Fatto sta che io ho veramente visto Padre Pio, ad un mese dalla sua morte, così come appare nella foto accanto, ma di ciò ne parlerò in un' altra occasione.
Da allora è come se Padre Pio mi stia a sorvegliare in tutto quello che faccio, nel bene e nel male, facendomi sempre sentire la sua presenza che, non più di cinque anni fa mi ha nuovamente manifestato.
Nemmeno a farlo apposta, in questi giorni mi è capitata tra le mani (è il caso di dirlo) questa lettera che Padre Pio inviò nel 1913 a Padre Agostino ... quasi a volermi lanciare un messaggio ... chi vuol capire, capisca. ..-
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Mio carissimo padre, venerdì mattina ero ancora a letto, quando mi apparve Gesù. Era tutto malconcio e sfigurato. Egli mi mostrò una grande moltitudine di sacerdoti regolari e secolari, fra i quali diversi dignitari ecclesiastici; di questi chi stava celebrando, chi si stava parando e chi si stava svestendo dalle vesti sacre.

La vista di Gesù in angustie mi dava molta pena, perciò volli domandargli perché soffrisse tanto. Nessuna risposta n'ebbi. Però il suo sguardo si riportò verso quei sacerdoti; ma poco dopo, quasi inorridito e come se fosse stanco di guardare, ritirò lo sguardo ed allorché lo rialzò verso di me, con grande mio orrore, osservai due lagrime che gli solcavano le gote.

Si allontanò da quella turba di sacerdoti con una grande espressione di disgusto sul volto, gridando: "Macellai!". E rivolto a me disse: "Figlio mio, non credere che la mia agonia sia stata di tre ore, no; io sarò per cagione delle anime da me più beneficate, in agonia sino alla fine del mondo. Durante il tempo della mia agonia, figlio mio, non bisogna dormire.

L'anima mia va in cerca di qualche goccia di pietà umana, ma ohimè mi lasciano solo sotto il peso della indifferenza. L'ingratitudine ed il sonno dei miei ministri mi rendono più gravosa l'agonia. Ohimè, come corrispondono male al mio amore! Ciò che più mi affligge è che costoro, al loro indifferentismo, aggiungono il disprezzo, l'incredulità.

Quante volte ero lì per fulminarli, se non fossi stato trattenuto dagli angioli e dalle anime di me innamorate... Scrivi al tuo padre e narragli ciò che hai visto ed hai sentito da me questa mattina. Digli che mostrasse la tua lettera al padre provinciale...".

Gesù continuò ancora, ma quello che disse non potrò giammai rivelarlo a creatura alcuna di questo mondo. Questa apparizione mi cagionò tale dolore nel corpo, ma più ancora nell'anima, che per tutta la giornata fui prostrato ed avrei creduto di morirne se il dolcissimo Gesù non mi avesse già rivelato...

Gesù purtroppo ha ragione di lamentarsi della nostra ingratitudine! Quanti disgraziati nostri fratelli corrispondono all'amore di Gesù col buttarsi a braccia aperte nell'infame setta della massoneria! Preghiamo per costoro acciocché il Signore illumini le loro menti e tocchi il loro cuore. Fate coraggio al nostro padre provinciale, che copioso soccorso di celesti favori ne riceverà dal Signore. Salutatemi il padre provinciale e ringraziatelo per me dell'applicazioni.
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Fra Pio
Pietralcina, 7 aprile 1913
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* Testo tratto da "Una dolorosa apparizione".

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