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martedì 28 dicembre 2010

27/6/1999 - I Misteri di Campobasso in Piazza S. Pietro a Roma

Ho pubblicato sul sito La mia Settimana Santa, nella sezione Tradizioni di mio interesse - La Sagra dei Misteri di Campobasso, una serie di cartoline relative a
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in occasione dell' Angelus del 27 giugno del 1999.
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* Testo a cura del dott. Franco Stanzione.
* Foto tratta dalla serie di cartoline edite da Tipografia "San Giorgio" - Campobasso.

domenica 26 dicembre 2010

26 dicembre: S. Stefano Protomartire, titolare della Venerabile Arciconfraternita di S. Stefano in Molfetta

Questa mattina alle ore 9.oo, nella Chiesa di S. Stefano in Molfetta, si è celebrata la S. Messa solenne in occasione della festività liturgica del Protomartire S. Stefano.
La celebrazione è stata officiata da S. Ecc. za Mons. Luigi Martella, Vescovo di Molfetta, che nella sua, a dir poco magistrale omelia, ha delineato la figura del Santo ed ha invitato i confratelli del Sacco Rosso a leggere quei brani degli Atti degli Apostoli in cui si parla del suo martirio, con particolare riferimento al discorso proferito dinanzi al Sinedrio che lo giudicava.
Aderendo all' invito del Vescovo, con piacere propongo questi testi alla attenzione dei lettori di questo sito, in particolare ai miei confratelli nel nome di S. Stefano.
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ATTI DEGLI APOSTOLI - Cap. 6
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[1]In quei giorni, mentre aumentava il numero dei discepoli, sorse un malcontento fra gli ellenisti verso gli Ebrei, perché venivano trascurate le loro vedove nella distribuzione quotidiana.
[2]Allora i Dodici convocarono il gruppo dei discepoli e dissero: "Non è giusto che noi trascuriamo la parola di Dio per il servizio delle mense.
[3]Cercate dunque, fratelli, tra di voi sette uomini di buona reputazione, pieni di Spirito e di saggezza, ai quali affideremo quest'incarico.
[4]Noi, invece, ci dedicheremo alla preghiera e al ministero della parola".
[5]Piacque questa proposta a tutto il gruppo ed elessero Stefano, uomo pieno di fede e di Spirito Santo, Filippo, Pròcoro, Nicànore, Timòne, Parmenàs e Nicola, un proselito di Antiòchia.
[6]Li presentarono quindi agli apostoli i quali, dopo aver pregato, imposero loro le mani.
[7]Intanto la parola di Dio si diffondeva e si moltiplicava grandemente il numero dei discepoli a Gerusalemme; anche un gran numero di sacerdoti aderiva alla fede.
[8]Stefano intanto, pieno di grazia e di fortezza, faceva grandi prodigi e miracoli tra il popolo.
[9]Sorsero allora alcuni della sinagoga detta dei "liberti" comprendente anche i Cirenei, gli Alessandrini e altri della Cilicia e dell'Asia, a disputare con Stefano,
[10]ma non riuscivano a resistere alla sapienza ispirata con cui egli parlava.
[11]Perciò sobillarono alcuni che dissero: "Lo abbiamo udito pronunziare espressioni blasfeme contro Mosè e contro Dio".
[12]E così sollevarono il popolo, gli anziani e gli scribi, gli piombarono addosso, lo catturarono e lo trascinarono davanti al sinedrio.
[13]Presentarono quindi dei falsi testimoni, che dissero: "Costui non cessa di proferire parole contro questo luogo sacro e contro la legge.
[14]Lo abbiamo udito dichiarare che Gesù il Nazareno distruggerà questo luogo e sovvertirà i costumi tramandatici da Mosè".
[15]E tutti quelli che sedevano nel sinedrio, fissando gli occhi su di lui, videro il suo volto come quello di un angelo.
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ATTI DEGLI APOSTOLI - Cap. 7
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[1]Gli disse allora il sommo sacerdote: «Queste cose stanno proprio così?».
[2]Ed egli rispose: «Fratelli e padri, ascoltate: il Dio della gloria apparve al nostro padre Abramo quando era ancora in Mesopotamia, prima che egli si stabilisse in Carran,
[3]e gli disse: Esci dalla tua terra e dalla tua gente e va' nella terra che io ti indicherò.
[4]Allora, uscito dalla terra dei Caldei, si stabilì in Carran; di là, dopo la morte del padre, Dio lo fece emigrare in questo paese dove voi ora abitate,
[5]ma non gli diede alcuna proprietà in esso, neppure quanto l'orma di un piede, ma gli promise di darlo in possesso a lui e alla sua discendenza dopo di lui, sebbene non avesse ancora figli.
[6]Poi Dio parlò così: La discendenza di Abramo sarà pellegrina in terra straniera, tenuta in schiavitù e oppressione per quattrocento anni.
[7]Ma del popolo di cui saranno schiavi io farò giustizia, disse Dio: dopo potranno uscire e mi adoreranno in questo luogo.
[8]E gli diede l'alleanza della circoncisione. E così Abramo generò Isacco e lo circoncise l'ottavo giorno e Isacco generò Giacobbe e Giacobbe i dodici patriarchi.
[9]Ma i patriarchi, gelosi di Giuseppe, lo vendettero schiavo in Egitto. Dio però era con lui
[10]e lo liberò da tutte le sue afflizioni e gli diede grazia e saggezza davanti al faraone re d'Egitto, il quale lo nominò amministratore dell'Egitto e di tutta la sua casa.
[11]Venne una carestia su tutto l'Egitto e in Canaan e una grande miseria, e i nostri padri non trovavano da mangiare.
[12]Avendo udito Giacobbe che in Egitto c'era del grano, vi inviò i nostri padri una prima volta;
[13]la seconda volta Giuseppe si fece riconoscere dai suoi fratelli e fu nota al faraone la sua origine.
[14]Giuseppe allora mandò a chiamare Giacobbe suo padre e tutta la sua parentela, settantacinque persone in tutto.
[15]E Giacobbe si recò in Egitto, e qui egli morì come anche i nostri padri;
[16]essi furono poi trasportati in Sichem e posti nel sepolcro che Abramo aveva acquistato e pagato in denaro dai figli di Emor, a Sichem.
[17]Mentre si avvicinava il tempo della promessa fatta da Dio ad Abramo, il popolo crebbe e si moltiplicò in Egitto,
[18]finché salì al trono d'Egitto un altro re, che non conosceva Giuseppe.
[19]Questi, adoperando l'astuzia contro la nostra gente, perseguitò i nostri padri fino a costringerli a esporre i loro figli, perché non sopravvivessero.
[20]In quel tempo nacque Mosè e piacque a Dio; egli fu allevato per tre mesi nella casa paterna, poi,
[21]essendo stato esposto, lo raccolse la figlia del faraone e lo allevò come figlio.
[22]Così Mosè venne istruito in tutta la sapienza degli Egiziani ed era potente nelle parole e nelle opere.
[23]Quando stava per compiere i quarant'anni, gli venne l'idea di far visita ai suoi fratelli, i figli di Israele,
[24]e vedendone uno trattato ingiustamente, ne prese le difese e vendicò l'oppresso, uccidendo l'Egiziano.
[25]Egli pensava che i suoi connazionali avrebbero capito che Dio dava loro salvezza per mezzo suo, ma essi non compresero.
[26]Il giorno dopo si presentò in mezzo a loro mentre stavano litigando e si adoperò per metterli d'accordo, dicendo: Siete fratelli; perché vi insultate l'un l'altro?
[27]Ma quello che maltrattava il vicino lo respinse, dicendo: Chi ti ha nominato capo e giudice sopra di noi?
[28]Vuoi forse uccidermi, come hai ucciso ieri l'Egiziano?
[29]Fuggì via Mosè a queste parole, e andò ad abitare nella terra di Madian, dove ebbe due figli.
[30]Passati quarant'anni, gli apparve nel deserto del monte Sinai un angelo, in mezzo alla fiamma di un roveto ardente.
[31]Mosè rimase stupito di questa visione; e mentre si avvicinava per veder meglio, si udì la voce del Signore:
[32]Io sono il Dio dei tuoi padri, il Dio di Abramo, di Isacco e di Giacobbe. Esterrefatto, Mosè non osava guardare.
[33]Allora il Signore gli disse: Togliti dai piedi i calzari, perché il luogo in cui stai è terra santa.
[34]Ho visto l'afflizione del mio popolo in Egitto, ho udito il loro gemito e sono sceso a liberarli; ed ora vieni, che ti mando in Egitto.
[35]Questo Mosè che avevano rinnegato dicendo: Chi ti ha nominato capo e giudice?, proprio lui Dio aveva mandato per esser capo e liberatore, parlando per mezzo dell'angelo che gli era apparso nel roveto.
[36]Egli li fece uscire, compiendo miracoli e prodigi nella terra d'Egitto, nel Mare Rosso, e nel deserto per quarant'anni.
[37]Egli è quel Mosè che disse ai figli d'Israele: Dio vi farà sorgere un profeta tra i vostri fratelli, al pari di me.
[38]Egli è colui che, mentre erano radunati nel deserto, fu mediatore tra l'angelo che gli parlava sul monte Sinai e i nostri padri; egli ricevette parole di vita da trasmettere a noi.
[39]Ma i nostri padri non vollero dargli ascolto, lo respinsero e si volsero in cuor loro verso l'Egitto,
[40]dicendo ad Aronne: Fa' per noi una divinità che ci vada innanzi, perché a questo Mosè che ci condusse fuori dall'Egitto non sappiamo che cosa sia accaduto.
[41]E in quei giorni fabbricarono un vitello e offrirono sacrifici all'idolo e si rallegrarono per l'opera delle loro mani.
[42]Ma Dio si ritrasse da loro e li abbandonò al culto dell'esercito del cielo, come è scritto nel libro dei Profeti:
[43]Mi avete forse offerto vittime e sacrifici per quarant'anni nel deserto, o casa d'Israele? Avete preso con voi la tenda di Mòloch, e la stella del dio Refàn, simulacri che vi siete fabbricati per adorarli! Perciò vi deporterò al di là di Babilonia.
[44]I nostri padri avevano nel deserto la tenda della testimonianza, come aveva ordinato colui che disse a Mosè di costruirla secondo il modello che aveva visto.
[45]E dopo averla ricevuta, i nostri padri con Giosuè se la portarono con sé nella conquista dei popoli che Dio scacciò davanti a loro, fino ai tempi di Davide.
[46]Questi trovò grazia innanzi a Dio e domandò di poter trovare una dimora per il Dio di Giacobbe;
[47]Salomone poi gli edificò una casa.
[48]Ma l'Altissimo non abita in costruzioni fatte da mano d'uomo, come dice il Profeta:
[49]Il cielo è il mio trono e la terra sgabello per i miei piedi. Quale casa potrete edificarmi, dice il Signore, o quale sarà il luogo del mio riposo?
[50]Non forse la mia mano ha creato tutte queste cose?
[51]O gente testarda e pagana nel cuore e nelle orecchie, voi sempre opponete resistenza allo Spirito Santo; come i vostri padri, così anche voi.
[52]Quale dei profeti i vostri padri non hanno perseguitato? Essi uccisero quelli che preannunciavano la venuta del Giusto, del quale voi ora siete divenuti traditori e uccisori;
[53]voi che avete ricevuto la legge per mano degli angeli e non l'avete osservata».
[54]All'udire queste cose, fremevano in cuor loro e digrignavano i denti contro di lui.
[55]Ma Stefano, pieno di Spirito Santo, fissando gli occhi al cielo, vide la gloria di Dio e Gesù che stava alla sua destra
[56]e disse: «Ecco, io contemplo i cieli aperti e il Figlio dell'uomo che sta alla destra di Dio».
[57]Proruppero allora in grida altissime turandosi gli orecchi; poi si scagliarono tutti insieme contro di lui,
[58]lo trascinarono fuori della città e si misero a lapidarlo. E i testimoni deposero il loro mantello ai piedi di un giovane, chiamato Saulo.
[59]E così lapidavano Stefano mentre pregava e diceva: «Signore Gesù, accogli il mio spirito».
[60]Poi piegò le ginocchia e gridò forte: «Signore, non imputar loro questo peccato». Detto questo, morì.
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* Testo a cura del dott. Franco Stanzione.
* Foto tratta dal web.

domenica 5 dicembre 2010

Natale ... pensando a S. Stefano

Questa mattina sono stato alla S. Messa celebrata come ogni domenica nella Chiesa di S. Stefano, sede della mia amatissima Arciconfraternita di S. Stefano che, insieme a quella della Morte, ho sempre portato e porterò nel cuore fino all' ultimo momento della mia vita.
Sono rimasto colpito dalla lettura di un breve quanto semplice brano pubblicato su "Il Cenacolo", periodico mensile dell' Arciconfraternita, a firma del mio amico e confratello Domenico Petruzzella: riguarda proprio il protomartire S. Stefano, titolare del nostro Venerabile Sodalizio.
Mi è talmente piaciuto che ho voluto farne motivo di riflessione su questo sito per tutto il periodo natalizio.
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A cura di Domenico Petruzzella
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Tra i pastori che erano accorsi ad adorare Gesù Bambino c' erano anche delle donne.
Esse avevano portato con sé i loro bambini perché Gesù li benedicesse.
Tecla, una giovane sposa, non aveva figli, ma desiderava tanto averne uno.
Per non essere da meno delle altre donne, prese una grossa pietra, l' avvolse in uno scialle, mise sulla sommità una cuffietta e se la teneva fra le braccia, proprio come se fosse un bambino appena nato.
Quando vide Gesù, così bello e sorridente, fu presa dalla commozione e si mise a piangere, là in ginocchio, davanti alla capanna.
Quando si alzò per ritornare a casa, Maria che aveva letto nel suo cuore e che aveva capito il suo innocente inganno le domandò: "Tecla, che cosa porti in braccio?"
Sentendosi scoperta, la donna rispose: "Allatto un figlio maschio".
Allora la Madonna le disse: "Su, scopriti il seno e allatta tuo figlio; da questo momento il tuo desiderio é stato esaudito. La tua pietra é diventata un bel bambino".
La donna scostò lo scialle che avvolgeva la pietra e rimase meravigliata per il miracolo che era stato compiuto per lei; tra le braccia aveva il suo primo figlio. "Ricordati però" le disse ancora Maria "che egli é nato da una pietra e morirà a colpi di pietra".
Questo bambino fu chiamato Stefano, divenne discepolo di Gesù e fu il primo ad affrontare il martirio.
La chiesa celebra la sua festa il 26 dicembre, il giorno dopo Natale.
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* Testi a cura del dott. Franco Stanzione e di Domenico Petruzzella.
* Foto a cura del dott. Franco Stanzione.

martedì 30 novembre 2010

Il Venerdì Santo a Chieti

A chiusura del mese di novembre, sul sito La mia Settimana Santa ho pubblicato, nella sezione dedicata alla Settimana Santa in Abruzzo, la scheda monografica su Il Venerdì Santo a Chieti.
Anche la città di Chieti coltiva da secoli una raffinatissima tradizione pasquale che culmina nella processione del Cristo Morto, nel tardo pomeriggio del Venerdì Santo, la cui "colonna sonora" è il bellissimo Miserere di Saverio Selecchy.
La pubblicazione delle monografie sulla Settimana Santa di altre località, questa volta quasi tutte pugliesi, riprenderà nel mese di gennaio, dopo le festività natalizie.
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* Testo a cura del dott. Franco Stanzione.
* Foto tratta dal web.

domenica 28 novembre 2010

La Settimana Santa a Enna

Sul sito La mia Settimana Santa ho pubblicato, nella sezione dedicata alla Settimana Santa in Sicilia, la scheda monografica de La Settimana Santa a Enna.
Si tratta di una delle "Settimane Sante" più belle di tutta la Sicilia, soprattutto perchè ha alla base una grande e vivissima realtà confraternale, che la differenzia dal resto dell' Isola in cui la organizzazione dei Riti Pasquali è affidata prevalentemente a Ceti e Maestranze.
Ricchissima di rituali in ogni giorno della Settimana Santa, merita davvero di essere conosciuta e studiata.
La realizzazione di questa scheda ha richiesto da parte mia un lungo studio e lavoro, vista la vastità e la complessità dell' argomento trattato.
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* Testo a cura del dott. Franco Stanzione.
* Foto tratta dal web.

La Settimana Santa a Barrafranca (EN)

Sul sito La mia Settimana Santa ho pubblicato, nella sezione dedicata alla Settimana Santa in Sicilia, la scheda monografica de La Settimana Santa a Barrafranca (EN).
Si tratta di una singolarissima Settimana Santa, per capire la quale bisogna entrare nel più profondo della mentalità siciliana e nel concetto di "festa" che ne è alla base.
Non si stupiscano quindi, soprattutto i lettori pugliesi ed in particolare molfettesi, abituati a processioni pasquali ricche di misticismo, di fronte alla chiassosa ma sentita e devota partecipazione dei barresi alle loro processioni, in particolare a quella del Crocifisso (U Trunu).
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* Testo a cura del dott. Franco Stanzione.

sabato 27 novembre 2010

La Settimana Santa a Sulmona (AQ)

Sul sito La mia Settimana Santa ho pubblicato pertanto, nella sezione dedicata alla Settimana Santa in Abruzzo, la scheda monografica de La Settimana Santa a Sulmona (AQ).
E' una Settimana Santa tra le più belle d' Abruzzo e, si può dire, all' insegna della marcia funebre "Vella" (Una lacrima sulla tomba di mia madre).
Bellissimo poi, la Domenica di Pasqua, il rito de "La Madonna che Scappa in piazza".
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* Testo a cura del dott. Francesco Stanzione.
* Foto tratta dal web.

venerdì 26 novembre 2010

La Settimana Santa a San Severo (FG)

Sul sito La mia Settimana Santa ho pubblicato, nella sezione dedicata alla Settimana Santa in Puglia, la scheda monografica de La Settimana Santa a San Severo (FG).
A mio modesto parere la Settimana Santa di San Severo meriterebbe di essere meglio conosciuta dagli amanti di queste tradizioni, che vengono tramandate grazie ad una realtà confraternale piuttosto attiva nella organizzazione di un Venerdì Santo che non è certamente secondo a tanti altri.
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* Testo a cura del dott. Franco Stanzione.
* Foto tratta dal web.

mercoledì 24 novembre 2010

Una storica rivelazione del Cardinale Federico Tedeschini

A cura del prof. Cosmo Tridente
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I Molfettesi non più giovani ricorderanno che il 1° luglio 1951 la venerata icona della Vergine dei Martiri fu incoronata dal Cardinale Federico Tedeschini, proclamandola nello stesso tempo nostra Augusta Protettrice. Le due corone, poi rubate e rifatte, furono disegnate dallo scultore molfettese Giulio Cozzoli e cesellate a Napoli dalla ditta Coppola Gagliardi (vedi in proposito il mio libro: “Feste, ricorrenze e memorie a Molfetta”, Editore Mezzina, Molfetta 1998).
Molto brevemente dirò che il Cardinale Tedeschini era nato ad Antrodoco (Rieti) il 12 ottobre 1873. Fu creato Cardinale da Papa Pio XI nel concistoro del 16 dicembre 1935. Fu Vescovo di Ostia e Frascati, Arciprete della Patriarcale Basilica Vaticana, Prefetto della Sacra Congregazione della Rev.Fabbrica di S.Pietro, nonché datario di Sua Santità e Camerlengo del Sacro Collegio dei Cardinali. Nel 1953 fu legato del Papa al Congresso Eucaristico Internazionale di Barcellona. Morì il 2 febbraio 1959.
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Fatta questa premessa, non tutti sanno che il 13 ottobre dello stesso anno in cui fu incoronata la nostra Madonna dei Martiri, il Cardinale Tedeschini fu al centro dell’attenzione del mondo cattolico per un altro importante evento, quello della chiusura a Fatima dell’Anno Santo esteso a tutta la Chiesa. Durante l’omelia, l’eminente porporato lesse alla folla che gremiva la piazza della Basilica portoghese una interessante rivelazione che gli era stata confidata da Papa Pio XII (Eugenio Pacelli). Il testo scritto fu diffuso alla stampa internazionale.
“Erano i giorni - scrive il porporato - della definizione dell’assunzione della Santissima Vergine Maria. Durante uno di questi, incontratomi con Sua Santità in una riunione ufficiale, il Santo Padre, visibilmente emozionato, si degnò di confidarmi ciò che segue: "Ieri, ho visto un prodigio che mi ha profondamente impressionato". E mi narrò come avesse visto il sole sotto la stessa forma, con quegli stessi prodigi, in quella stessa apocalittica convulsione, che noi sappiamo essersi prodotta davanti a settantamila persone a Fatima! Chi potrebbe descrivere come si presentò il sole, se non ripetendo le auguste parole? Rimasi scosso dallo stupore, ammutolito, interdetto! Era la prima volta che, per così dire, avevo la sensazione di vedere e sentire parlare un resuscitato: l’Evangelista ispirato di Patmos! E il Sommo Pontefice mi raccontava tutto questo emozionato e scosso come mai l’avevo visto... Ora, in che giorno e sotto che forma si produsse questo fenomeno, del tutto prodigioso, davanti agli occhi del Papa? "Era il 30 ottobre 1950 - mi narrò - l’antivigilia del giorno che l’intero mondo cattolico attendeva con impazienza, quello della solenne definizione dell’Assunzione in Cielo della Santissima Vergine Maria. Verso le quattro del pomeriggio, stavo facendo la mia abituale passeggiata nei giardini del Vaticano, leggendo e studiando, come mio solito, alcune carte d’ufficio. Dalla spianata della Madonna di Lourdes, salii verso la sommità della collina, passando per il viale di destra, che costeggia il muro di cinta. Ad un certo punto, come alzai gli occhi dai fogli che avevo in mano, fui colpito da un fenomeno che appariva come un globo opaco, giallo pallido, completamente attorniato da un cerchio luminoso, che tuttavia non impediva affatto di fissare l’astro con attenzione, senza provocare il minimo fastidio. Una nuvoletta, leggerissima, vi si trovava davanti come un diaframma. Il globo opaco si muoveva verso l’esterno, leggermente, ruotando e contemporaneamente spostandosi da destra verso sinistra e viceversa. Ma, all’interno del globo, v’erano, chiarissimi ed ininterrotti, dei moti molto forti. Lo stesso fenomeno si ripeté il giorno dopo, 31 ottobre e il 1° novembre, giorno della definizione; poi l’otto novembre, ottava di questa solennità. Poi, più nulla. Molte volte ho cercato, in altri giorni, alla stessa ora e con simili condizioni atmosferiche, di osservare il sole per vedere se il fenomeno si sarebbe riprodotto, ma invano. Non ho più potuto fissare il sole, nemmeno per un istante, perché la vista immediatamente era abbagliata. Questa è, in parole semplici e concise, la pura verità".
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A questo punto, una domanda sorge spontanea, come direbbe un noto personaggio televisivo: perché proprio Papa Pacelli ebbe il privilegio di osservare questo fenomeno? Secondo Andrea Tornielli (Pio XII. Eugenio Pacelli. Un uomo sul trono di Pietro, Mondadori, 2007) c'era un legame solido tra la vita di questo Pontefice e il mistero della Vergine Maria. "Fin da bambino - ha sottolineato - Eugenio Pacelli era devoto ed era iscritto alla Congregazione dell'Assunta, che aveva la cappella vicino alla Chiesa del Gesù. Una devozione che appare profetica, perché sarà proprio lui a dichiarare il dogma dell'Assunta nel 1950. E poi - continua Tornielli - Eugenio Pacelli ricevette l'ordinazione episcopale da Papa Benedetto XV nella cappella Sistina il 13 maggio 1917, giorno della prima apparizione della Madonna a Fatima" Nel 1940, in qualità di Pontefice, riconobbe definitivamente le apparizioni di Fatima, e nel 1942 consacrò il mondo al Cuore Immacolato di Maria con un radiomessaggio al Portogallo.
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* Testo e foto a cura del prof. Cosmo Tridente.

martedì 23 novembre 2010

Il Venerdì Santo a L' Aquila

Nel panorama dei Riti della Settimana Santa in Abruzzo, vi è una singolarissima processione del Venerdì Santo che si svolge proprio nel capoluogo, a L' Aquila.
Considerando la tipologia di città (un bellissimo centro storico molto antico) e la radicata tradizione abruzzese in fatto di celebrazione della Settimana Santa, ci sarebbe da aspettarsi che a comporre la processione siano Immagini Sacre risalenti come minimo al secolo scorso ... niente di più falso invece.
Infatti la processione fu sospesa per quasi un paio di secoli, dal 1768 al 1953, e fu ripresa ad opera dei Frati Minori Francescani, in particolare nella persona di Fra Salva­tore Roccioletti.
Ovviamente non vi erano simulacri da portare in processione e fu pertanto per questo che si ebbe l' idea di affidare la esecuzione dei simboli processionali e dei simulacri ad artisti moderni, anche di fama nazionale, primo fra tutti Remo Brindisi.
Il risultato è stato che la fattura di essi è totalmente fuori da quella a cui si è tradizionalmente abituati, in quanto questi artisti si sono espressi secondo gli odierni modi di concepire l' arte ... oserei dire in maniera quasi astratta.
Piaccia ... non piaccia ... fatto sta che, pur essendo ciò che viene portato in processione, completamente fuori dai canoni ordinari, la processione del Venerdì Santo di L' Aquila è sicuramente meritevole di essere conosciuta ed approfondita, soprattutto nel suo profondo significato religioso.
Sul sito La mia Settimana Santa ho pubblicato pertanto, nella sezione dedicata alla Settimana Santa in Abruzzo, la scheda monografica de Il Venerdì Santo a L' Aquila.
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* Testo e foto a cura del dott. Franco Stanzione.

lunedì 22 novembre 2010

La Settimana Santa a Lanciano (CH)

Sul sito La mia Settimana Santa ho pubblicato, nella sezione dedicata alla Settimana Santa in Abruzzo, la scheda monografica de La Settimana Santa a Lanciano (CH).
Era da diversi anni che stavo studiando quella che, a mio parere, è una delle più belle "Settimane Sante" d' Italia, sia per la valenza religiosa che per quella estetica, ed è per questo che ho ritenuto di iniziare proprio da Lanciano la serie di monografie sulla Settimana Santa in Abruzzo che a breve seguiranno.
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* Testo a cura del dott. Franco Stanzione.
* Foto tratta dal sito dell' Arciconfraternita della Morte e Orazione di Lanciano.

domenica 21 novembre 2010

La Settimana Santa e il Culto della Addolorata a Valenzano (BA)

In occasione, oggi 21 Novembre (Festa dei Dolori di Maria), della conclusione del Settenario in onore di Maria SS. Addolorata nella città di Valenzano (BA), ho pubblicato sul sito La mia Settimana Santa le seguenti due monografie.
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2 - Nella sezione La Settimana Santa in Puglia:
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La Settimana Santa di Valenzano si caratterizza per la sua singolarissima processione dei Misteri del Venerdì Santo, costituita attualmente da ben 47 gruppi statuari, quasi tutti di scuola leccese, che durante l' anno vengono custoditi nelle abitazioni dei loro proprietari dalle quali annualmente escono per convergere nella piazza principale della città, dove ha inizio e termine il sacro corteo.
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* Testo a cura del dott. Franco Stanzione.
* Foto a cura di Riccardo Davide Grimaldi.

giovedì 11 novembre 2010

Il mio incontro con le "Dolorose" di Màlaga - 2007

Ho pubblicato sul sito La mia Settimana Santa il reportage fotografico del mio tour delle "Dolorose" di Màlaga, quando nel 2007 sono stato in visita a quella città spagnola.
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E' visibile nella sezione dedicata al Culto a Maria SS. Addolorata a Màlaga.
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* Testo e foto a cura del dott. Franco Stanzione.

lunedì 8 novembre 2010

Giovanna, nel Vangelo di Luca

A cura del Prof. Cosmo Tridente

Se leggiamo il Vangelo di Luca, al versetto 8, 1-3, troviamo scritto queste parole: “In seguito egli se ne andava per la città e i villaggi, predicando e annunziando la buona novella del regno di Dio. C’erano con lui i Dodici e alcune donne che erano state guarite da spiriti cattivi e da infermità: Maria di Magdala, dalla quale erano usciti sette demoni, Giovanna, moglie di Cusa, amministratore di Erode, Susanna e molte altre, che li assistevano con i loro beni”. Luca cita ancora Giovanna nel versetto 24, 9-11: “E, tornate dal sepolcro, annunziarono tutto questo agli Undici e a tutti gli altri. Erano Maria di Magdala, Giovanna e Maria di Giacomo”. Poi Giovanna scompare definitivamente dal Vangelo lucano. Ma chi era Giovanna?
Null’altro è dato sapere di questa pia donna, dopo aver saputo che fosse moglie di Cusa.
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Pertanto, avvalendomi di una ipotetica e quanto mai interessante lettera che la suddetta avrebbe inviato ad una catechista o educatrice ACR della parrocchia S. Lorenzo di Riccione, possiamo immaginare chi fosse questa pia donna, due volte menzionata da Luca.
«So che da voi si saluta con una strana parola, “Ciao”, mentre io sono stata abituata a dire “shaloom”, cioè pace, bene, pienezza dei doni di Dio … ma mi accontento e ti dico “ciao!”. Non so come ti chiami, ma so che sei mia sorella, perché la tua storia assomiglia tanto alla mia e tutte e due abbiamo un maestro comune: Gesù. Mi chiamo Giovanna e di me parla anche il Vangelo di Luca quando scrive che, insieme ad altre donne, facevo parte del gruppo dei discepoli di Gesù. Luca precisa che ero moglie di Cusa, amministratore di Erode. Anche se forse ti annoierò, vorrei raccontarti la mia storia.
Sono nata in un paese della Galilea, non lontano dal lago di Tiberiade, da una famiglia benestante. Anche per la posizione sociale della mia famiglia, sono andata in sposa ad un personaggio importante, di nome Cusa. Era appunto amministratore di Erode tetrarca, uno dei quattro figli del terribile Erode il grande. Erode era re della Galilea, anche se il suo potere dipendeva da Roma ed era limitato. Ma queste sono questioni poco importanti per quello che ti voglio invece raccontare. La mia vita scorreva abbastanza serena ma, nello stesso tempo, molto piatta: ero ricca, bella, in una posizione sociale invidiata da tante mie amiche, ma dentro di me avvertivo il desiderio di qualcosa di grande … Non sapevo neppure io che cosa sperare, ma le cose di cui ero circondata non bastavano a saziare la mia fame di vita, di gioia, di pienezza. Purtroppo non ho avuto figli e mio marito Cusa era troppo indaffarato per dedicarmi tempo e attenzioni. Certo, mi voleva bene, ma era tutto preso dai suoi mille impegni alla corte di Erode. Un giorno feci un incontro che cambiò la mia vita: Gesù di Nazaret.
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Ero stata invitata con Cusa e con altri notabili ad un pranzo in casa di Simone, un ricco fariseo, perché quel giorno doveva venire un giovane di Nazaret la cui fama di maestro e taumaturgo si era sparsa in tutta la Galilea, appunto Gesù. Dapprima non mi fece alcuna impressione: era un uomo normale, una buona forchetta, direste voi, che amava stare in compagnia e rallegrava la tavolata con storie buffe e anche barzellette. Si vedeva che era felice della vita, anche se di tanto in tanto sembrava che il suo pensiero andasse altrove e si estraniava da tutto e da tutti. Mentre eravamo ormai alla fine del pranzo entrò improvvisamente una donna di cui, per rispetto, non dico il nome ma solo il mestiere e la condizione: era una prostituta ed era per questo disprezzata da tutti, anche da quelli che la sfruttavano. Quasi strisciando addossata al muro venne dietro Gesù, si buttò ai suoi piedi e si mise a singhiozzare, bagnando con le lacrime i suoi piedi. Poi si mise ad asciugarli coi suoi lunghi, bellissimi capelli e a cospargervi sopra del profumo prezioso. Debbo dirti in tutta franchezza che ho ammirato quella donna per il suo coraggio: era andata nella tana del leone, perché il padrone di casa, Simone, era famoso per la sua rettitudine morale e per essere uomo esigente. Egli effettivamente restò turbato e scandalizzato per l’affronto fatto dalla donna e, soprattutto, perché Gesù la lasciava fare. Era chiaro a tutti ciò che Simone pensava: “Come può costui essere un profeta mandato da Dio se si lascia avvicinare da una peccatrice della peggiore specie?” Ma Gesù lasciava fare, anzi alla fine disse a Simone che lo aveva invitato: “Questa donna mi vuole più bene di te. Ella ha amato molto, per questo le sono perdonati i suoi molti peccati.” Poi disse alla donna: “La tua fede ti ha salvata. Va’ in pace!”. Non potrò mai dimenticare quella scena: Simone quasi digrignava i denti per la vergogna e la rabbia, mentre la donna se ne andò con un sorriso bellissimo. Era in effetti molto bella, ma prima la sua bellezza era come deturpata dal vizio; ora invece risplendeva e la sua pace ritrovata sembrava contagiare tutti. (cfr. Lc 7,36-50)
Così ho deciso di mettermi al seguito di quello strano maestro che era capace di cambiare con un gesto la vita delle persone e di donare tanta felicità. Parlai con Cusa che, tutto preso dai suoi giri, non mi fece molte difficoltà e partii. C’erano anche altre donne insieme a Gesù e ai suoi amici più stretti: Susanna, Maria di Magdala ed altre. Davvero povere donne, riportate alla vita piena dall’incontro con Gesù. Era una vita difficile, la nostra, senza una meta fissa. Noi cercavamo di alleviare le fatiche di quel gruppo di uomini e mettevamo a loro disposizione anche le nostre sostanza economiche che erano cospicue.
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Un altro episodio mi colpì e segnò per sempre la mia vita, facendomi scoprire doti che non pensavo di avere. Un giorno eravamo seduti nella piazzetta polverosa di Cafarnao, stanchi per il viaggio piuttosto lungo. Era un pomeriggio assolato e ci si era appisolati all’ombra di un sicomoro. D’improvviso sbucarono da una viuzza cinque o sei bambinetti urlando e cantando e si misero attorno a Gesù. Pietro e gli altri, svegliati dal chiasso, sgridavano i bambini e cercavano di cacciarli. Invece Gesù rimproverò i suoi e prese tra le braccia il bambino più piccolo, che poteva avere al massimo sei anni: “Lasciate che i bambini vengano a me – disse – perché il Regno di Dio appartiene a chi è come loro”. Poi mi chiamò e mi chiese di curarmi d’allora in avanti dei bambini. Io che non avevo mai avuto la gioia di portare in braccio un figlio mio ero chiamata ad occuparmi dei figli degli altri. E così, ancora giovane e piena di gioia (perché la presenza di Gesù davvero donava pace), mi misi a far giocare i bambini che incontravamo e che ci facevano ressa intorno. Quel pomeriggio assolato a Cafarnao è stata un’altra pietra miliare nella mia vita: là Gesù mi aveva fatto scoprire le mie attitudini. Quasi ero contenta di non avere avuto figli miei perché così mi potevo dedicare con amore a tanti bambini. Pian piano coinvolsi anche Susanna in questa avventura e così facevamo giocare i bambini, spiegavamo loro quello che Gesù insegnava, li facevamo pregare … Insomma eravamo diventate quello che voi chiamereste col nome “educatori”. Ma il nostro scopo non era quello di attirare i bambini a noi, ma di farli incontrare con Gesù, perché solo Lui poteva davvero donare loro la gioia.
Poi sai quello che è successo: hanno preso Gesù, lo hanno torturato e l’hanno crocifisso. Io e Susanna eravamo vicine alla croce, insieme a Maria, la madre di Gesù, poche altre donne e Giovanni. Tutti erano fuggiti per il terrore, anche Pietro. Si dice che noi donne siamo più forti degli uomini: credo proprio che il Calvario l’abbia dimostrato. Mai dimenticherò gli spasimi di Gesù morente di quella morte crudele, mai dimenticherò il volto di Maria, attonita, pallida, straziata dal dolore, quasi in trance. Le altre donne urlavano e piangevano, lei invece era muta e ferma sotto la croce di suo figlio. Sembrava che il mondo fosse finito per noi al momento della sua morte, che tutto ci crollasse addosso, che non valesse più la pena vivere: se l’autore della vita era morto, aveva più senso vivere? Si poteva vegetare, non certo vivere. Ma poi, due giorni dopo, il sole tornò a risplendere sulle nostre esistenze svuotate e annichilite. L’abbiamo visto vivo, risorto, con ancora i segni della passione, ma trionfante, di una bellezza e di una maestà indicibili. Tremo ancora al pensiero di quando l’ho incontrato nel giardino e mi ha detto: “Giovanna, amica mia, ora tocca a voi. Tocca a Pietro e agli altri annunciare la bella notizia, ma tocca anche a te, a Susanna, alle altre sorelle. Vi affido i bambini. Fate loro capire che la vita è bella perché ogni forma di morte è stata sconfitta. Voi lo avete sperimentato. Non avere paura, Giovanna, io sarò con te, con tutti voi fino alla fine del mondo, quando tornerò e vi prenderò con me!”.
E questa è stata la mia missione, per lunghi anni della mia vita. Ho incontrato centinaia di bambini e li ho aiutati a crescere, insegnando loro a cogliere tutto ciò che nella vita è bello ed è vero. Non è stato un compito facile, perché la vita riserva sempre delle prove, ma mi sono sempre ricordata delle ultime parole di Gesù: “Coraggio, io sono con te!”. Ora che non sono più vivente sulla terra mi volgo indietro e mi rendo conto di avere imparato tante cose da questa mia missione in mezzo ai bambini, cose che Gesù stesso ci aveva fatto intuire. Ho capito anzitutto che i bambini sono dei capolavori di Dio. Non dobbiamo essere noi a plasmare i bambini, ma a saper vedere e tirare fuori ciò che Dio ha già seminato in loro. Davvero i bambini stupiscono con la loro ricchezza interiore. Per questo ho anche capito che loro sono protagonisti e che noi educatori (scusa se uso questo termine) dobbiamo metterci al loro servizio in modo che sappiano esserlo a misura della loro età. Nella mia lunga esperienza coi bambini ho anche sperimentato che non ero mai sola, ma sempre all’interno di una comunità che in qualche modo rappresentavo. Quando stavo coi bambini, era come se con me ci fossero Pietro, Giovanni, Maria e tutti gli altri. Inoltre l’amicizia con Susanna e con altri che dopo di lei hanno portato avanti questo compito mi ha molto aiutata. Era bellissimo alla sera, attorno al fuoco acceso, scambiarci le nostre impressioni e le nostre esperienze e uno aiutava l’altro. Solo così ho potuto superare tanti pregiudizi e difficoltà. Un’altra cosa ho capito, fondamentale: non sempre si vedono i frutti di quello che si è seminato. Scrive un altro grande amico di Gesù, Paolo: “Uno semina e un altro raccoglie”. Non è facile accettare questo, ma alla fine dà una grande libertà. Non sono mai stata attaccata ai risultati, ma mi sono sempre preoccupata di fare del bene a questi bambini attraverso la parola e la testimonianza. Siamo chiamati a lavorare gratuitamente, liberi addirittura dall’attesa dei risultati. Solo così saremo collaboratori di Gesù, che ha detto: “Quando avrete fatto tutto quello che vi è stato comandato, dite: siamo poveri servi!”. Infine ho sperimentato sulla mia pelle quanto sia vera la frase di Gesù: “Vi è più gioia nel dare che nel ricevere”. Quello che anche tu certamente avrai vissuto quando hai fatto del bene a persone che ami, io l’ho sperimentato facendo del bene ai bambini. Ogni volta che, presa dalla stanchezza, mi tiravo indietro ero triste e avvilita; ogni volta che, magari stringendo i denti, mi buttavo con entusiasmo mi ritrovavo piena di gioia e di voglia di vivere.
Cara amica del XXI secolo, così lontana nel tempo e nello spazio e pur così vicina, la mia vita è stata davvero un dono di Dio anzitutto per me. E’ stata spesso un’avventura, talvolta dura, ma – lasciamelo dire – una bella avventura, che rifarei senza esitazioni. Ora che sono vicina all’Amore, sono circondata da tutti i bambini che ho aiutato nella mia lunga esperienza. Sono diventati adulti, anziani anche loro, ma hanno sempre la freschezza dei bambini ed un sorriso particolare: lo stesso sorriso di Gesù. E questa è la più grande ricompensa che potessi mai desiderare».
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* Testo a cura del prof. Cosmo Tridente.
* Foto tratte dal web.

venerdì 5 novembre 2010

La Settimana Santa a Domusnovas (CI)

Siamo nel mese di novembre, periodo che si concilia benissimo con una grande nostalgia del periodo più bello dell' anno: la Quaresima.
Pertanto, anche in omaggio alla mia amicizia con Roberto Soru, vice Priore della Confraternita della Madonna Addolorata di Domusnovas, ho pubblicato sul sito La mia Settimana Santa, nella sezione dedicata alla Settimana Santa in Sardegna, una scheda monografica su La Settimana Santa a Domusnovas.
Con questa, riprende la pubblicazione delle "Settimane Sante" da me ritenute più belle ed importanti dell' Italia Meridionale.
Colgo l' occasione per ringraziare l' amico Roberto Soru per il materiale messo a mia disposizione, e per complimentarmi con la sua piccola ma nel contempo "grande" Confraternita che, con tanta costanza e pervicacia, ha saputo ripristinare e rivitalizzare una Settimana Santa ormai estinta nella loro città, grazie alla azione demolitrice (nel recente passato) di sacerdoti che hanno evidentemente perso di vista il vero significato della loro "missione".
Di questi "esemplari" ce ne sono stati anche a Molfetta ... ma per fortuna ce ne siamo liberati.
Invito quindi in maniera particolare i lettori di questo sito ad approfondire la conoscenza della realtà "Semanasantera" Domusnovese ... lo merita davvero.
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* Testo a cura del dott. Franco Stanzione.
* Foto a cura di Roberto Soru.

martedì 2 novembre 2010

Perchè Dio non rimuove il male dalla Terra

A cura del prof. Cosmo Tridente.
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In questi ultimi tempi i mass-media ci “bombardano” di notizie quanto mai raccapriccianti che ci lasciano senza parole e senza respiro: delitti in famiglia, aggressioni, rapine, violenze sessuali, attentati, traffico di esseri umani, pirateria su strade, alcolisti al volante di autovetture che provocano stragi di vite umane, violenza negli stadi, malavitosi muniti di spranghe e coltelli che rispondono ad un presunto torto subito, pedofilia, piromania, bullismo nelle scuole, diffamazioni a tutto campo, scontro sempre più acceso ed esasperato tra politici e istituzioni, ecc.
Perché tutto ciò accade? L’umanità, come ho già scritto su questo sito, sta andando verso una catastrofe?
Non spetta a noi profetizzare sul futuro che è nelle mani di Dio. Come credente, però, sono convinto che in tutti questi episodi sconcertanti e, a dir poco, impressionanti, sicuramente c’è “lo zampino del diavolo”, anzi più che lo zampino c’è tutto il suo odio per l’uomo e la sua volontà satanica di distruggerlo e rovinarlo.
Il mestiere di satana è quello di tentare l’uomo al male e di distoglierlo dal bene. Ma satana non può farci del male se non glielo permettiamo. Sant’Agostino (Sermone n. 36) afferma: “Satana è come un cane legato alla catena: può abbaiare ma non può mordere, se non chi vuole essere morso”. Il mezzo sicuro per non “essere morsi” da satana ci è indicato da nostro Signore quando dice: “Vigilate e pregate per non soccombere alla tentazione” (Matteo 26,41).
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Ebbene, a parte ogni considerazione di natura teologica, in questo scenario abbastanza inquietante che scuote profondamente l’opinione pubblica, mi sono chiesto più volte perché Dio, che ama infinitamente tutto il genere umano, non elimina il male che c’è sulla terra. La risposta a questo interrogativo l’ho trovata nelle convincenti parole scritte da Roberto Polignano (La Gazzetta del Mezzogiorno del 13 giugno 2006) che, con un efficace esempio, ci fa capire come stanno esattamente le cose. Riporto in sintesi:
Se inseriamo una spina in una presa di corrente, potremo accendere una lampadina che illuminerà l’ambiente. Qualora compissimo l’operazione con la mano bagnata, potremmo rimanere folgorati. Così l’energia elettrica può fornire la luce (il bene) e la folgore (il male).
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Orbene, se ipotizziamo che sia Dio ad avviare la corrente elettrica (che metaforicamente sta a rappresentare l’uomo), con questa operazione avrà fatto nascere il bene (la luce) e il male (la possibilità di rimanere folgorati). Ma non si potrà imputare a Dio la responsabilità del male prodotto dalla corrente elettrica, in quanto l’uomo ha la capacità di adottare le misure per non essere investito dalla scarica elettrica.
A questo punto è agevole rispondere al nostro quesito: Perché Dio non elimina il male dalla terra? Perché essendo il male una potenzialità che tutti gli esseri umani hanno, quindi anche i bambini i quali non vanno considerati innocenti ma solo “innocui” fino a quando sono in tenera età, la sua eliminazione può avvenire ad una sola condizione: la soppressione dell’intero genere umano.
E allora? Non ci resta che confidare nel Signore e in Colei che “ha schiacciato la testa al serpente infernale” nella speranza che, alla fine, il bene abbia il trionfo sul male. “Hoc erat in votis”, direbbe Orazio (Satire, VI, 1).
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* Testo a cura del prof. Cosmo Tridente.
* Foto tratte dal web.

sabato 30 ottobre 2010

La Cappella dei Misteri dell' Arciconfraternita di Maria SS. del Rosario a Bitonto

Nella sezione del sito La mia Settimana Santa - Settimana Santa in Puglia, nel contesto di un aggiornamento generale della scheda monografica su La Settimana Santa a Bitonto (BA) , ho aggiunto la sezione dedicata a La Cappella dei Misteri dell' Arciconfraternita di Maria SS. del Rosario, che ha sede presso la Chiesa di S. Domenico.
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* Testo e foto a cura del dott. Franco Stanzione.

mercoledì 27 ottobre 2010

L' Aldilà

A cura del prof. Cosmo Tridente.
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La commemorazione dei defunti (in latino Commemoratio Omnium Fidelium Defunctorum, ossia Commemorazione di Tutti i Fedeli Defunti), è una ricorrenza che la Chiesa Cattolica celebra il 2 novembre di ogni anno. La morte, come si sa, è un momento in cui tutti dovremo prima o poi fare i conti e ciò crea in tutti noi ansie e paure. Per sdrammatizzare questo evento della vita umana, c'è chi ha ironizzato, come George Bernard Shaw (noto drammaturgo irlandese) che disse: "Certo che le statistiche sulla morte sono realmente impressionanti: una persona su una muore.
Cosa ci aspetta dopo la morte?
In proposito desidero riportare una interessante intervista fatta recentemente da Padre Livio Fanzaga, direttore di Radio Maria, a Vicka Ivankovic (una dei sei veggenti di Medjugorie) sull’Aldilà. Vicka racconta il suo viaggio con la Madonna nell'Aldilà, avvenuto nel 1982. Si tratta di una descrizione che sicuramente ci invita a riflettere e a meditare sul nostro ultimo destino che non è la morte, anzi, proprio da questa inizia la vera vita. "Se non ci fosse stata la risurrezione di Cristo, la nostra fede sarebbe vana", come afferma San Paolo (1Cor 15, 15-19).
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Vediamo l’intervista:
Padre Livio: Dimmi dove eravate e che ore erano.
Vicka: Eravamo nella piccola casa di Jakov, quando la Madonna è venuta. Era un pomeriggio, verso le 15,20. Sì, erano le 15,20.
Padre Livio: Non aspettavate l’apparizione della Madonna?
Vicka: No. Io e Jakov di ritorno da Citluk siamo andati a casa sua dove c’era sua mamma (Nota: La mamma di Jakov ora è morta). Nella casa di Jakov c’è una camera e una cucina. Sua mamma era andata a prendere qualcosa per prepararci da mangiare, perché un po’ più tardi avremmo dovuto andare in chiesa. Mentre aspettavamo, io e Jakov ci siamo messi a guardare un album di fotografie. Improvvisamente Jakov è andato giù dal divano prima ancora di me e ho capito che la Madonna era già arrivata. Subito ci ha detto: "Tu, Vicka, e tu, Jakov, venite con me a vedere il Paradiso, il Purgatorio e l’Inferno". Io mi sono detta: "Va bene, se così vuole la Madonna". Jakov invece ha detto alla Madonna: "Tu porta Vicka, perché loro sono in tanti fratelli. Non portare me che sono figlio unico". Diceva così perché non voleva andare.
Padre Livio: Evidentemente lui pensava che non sareste più tornati! (Nota: la riluttanza di Jakov è stata provvidenziale, perché rende ancora più credibile e reale il racconto).
Vicka: Sì, lui pensava che non saremmo più tornati e che saremmo andati per sempre. Io intanto pensavo quante ore o quanti giorni sarebbero stati necessari e mi chiedevo se saremmo andati in alto o in basso. Ma in un attimo la Madonna ha preso me per la mano destra e Jakov per la mano sinistra e il tetto si è aperto per lasciarci passare.
Padre Livio: Si è aperto tutto?
Vicka: No, non si è aperto tutto, ma solo quella parte che era necessaria per farci passare. In pochi istanti siamo arrivati in Paradiso. Mentre salivamo, vedevamo giù in basso le case piccole, più piccole di quando si vedono dall’aereo.
Padre Livio: Ma tu guardavi giù sulla terra, mentre venivate portati in alto?
Vicka: Mentre venivamo portati in alto, guardavamo giù.
Padre Livio: E che cosa vedevate?
Vicka: Tutto molto piccolo, più piccolo di quando si va in aereo. Intanto pensavo: "Chissà quante ore o quanti giorni ci vogliono!". Invece in un momento siamo arrivati. Ho visto un grande spazio ...
Padre Livio: Senti, ho letto in qualche parte, non so se è vero, che c’è un porta, con una persona piuttosto anziana accanto.
Vicka: Sì, sì. C’è una porta di legno.
Padre Livio: Grande o piccola?
Vicka: Grande. Sì, grande.
Padre Livio: E’ importante. Significa che vi entra tanta gente. La porta era aperta o chiusa?Vicka: Era chiusa, ma la Madonna l’ha aperta e noi vi siamo entrati.
Padre Livio: Ah, come l’ha aperta? Si è aperta da sola?
Vicka: Da sola. Siamo andati verso la porta che si è aperta da sola.
Padre Livio: Mi pare di capire che la Madonna è davvero la porta del cielo!
Vicka: A destra della porta c’era S. Pietro.
Padre Livio: Come hai fatto a sapere che era S. Pietro?
Vicka: Ho capito subito che era lui. Con una chiave, piuttosto piccolo, con la barba, un po’ tarchiato, con i capelli. E’ rimasto uguale.
Padre Livio: Era in piedi o seduto?
Vicka: In piedi, in piedi, vicino alla porta. Appena entrati, siamo andati avanti, camminando, forse tre, quattro metri. Non abbiamo visitato tutto il Paradiso, ma la Madonna ce lo ha spiegato. Abbiamo visto un grande spazio avvolto da una luce che non esiste qui sulla terra. Abbiamo visto le persone che sono né grasse, né magre, ma tutte uguali e hanno vesti di tre colori: il grigio, il giallo e il rosso. Le persone camminano, cantano, pregano. Ci sono anche dei piccoli Angeli che volano. La Madonna ci ha detto: "Guardate quanto sono felici e contente le persone che si trovano qui in Paradiso". E’ una gioia che non si può descrivere e che qui sulla terra non esiste.
Padre Livio: La Madonna vi ha fatto capire l’essenza del Paradiso che è la felicità che non finisce mai. "In cielo c‘è la gioia", ha detto in un suo messaggio. Vi ha fatto poi vedere le persone perfette e senza alcun difetto fisico, per farci comprendere che, quando ci sarà la resurrezione dei morti, avremo un corpo di gloria come quello di Gesù Risorto. Vorrei, però, sapere che tipo di vestito indossavano. Delle tuniche?
Vicka: Sì, delle tuniche.
Padre Livio: Arrivavano fino in fondo ai piedi o erano corte?
Vicka: Erano lunghe e arrivavano fino in fondo.
Padre Livio: Di che colore erano le tuniche?
Vicka: Grigio, giallo e rosso.
Padre Livio: Secondo te, hanno un significato questi colori?
Vicka: La Madonna non ce lo ha spiegato. Quando Lei vuole, la Madonna spiega, ma in quel momento non ci ha spiegato perché hanno le tuniche di tre diversi colori.
Padre Livio: Come sono gli Angeli?
Vicka: Gli angeli sono come dei piccoli bambini.
Padre Livio: Hanno il corpo completo o solo la testa come nell’arte barocca?
Vicka: Hanno tutto il corpo.
Padre Livio: Indossano anche loro delle tuniche?
Vicka: Sì, ma sono corte.
Padre Livio: Si vedono le gambine allora?
Vicka: Sì, perché loro non hanno le tuniche lunghe.
Padre Livio: Hanno delle piccole ali?
Vicka: Sì, hanno le ali e volano al di sopra delle persone che sono in Paradiso.
Padre Livio: Una volta la Madonna ha parlato dell’aborto. Ha detto che si tratta di un grave peccato e ne dovranno rispondere coloro che lo procurano. I bambini invece non hanno colpa di ciò e sono come dei piccoli Angeli in cielo. Secondo te, gli Angioletti del Paradiso sono quei bambini abortiti?
Vicka: La Madonna non ha detto che i piccoli Angeli in Cielo sono i bambini dell’aborto. Ha detto che l’aborto è un grande peccato e che ne rispondono quelle persone che lo hanno fatto, e non i bambini.
Padre Livio: Siete, poi, andati in Purgatorio?
Vicka: Sì, dopo siamo andati in Purgatorio.
Padre Livio: Avete fatto tanta strada?
Vicka: No, il Purgatorio è vicino.
Padre Livio: Vi ha portato la Madonna?
Vicka: Si, tenendoci per mano.
Padre Livio: Vi faceva camminare o volare?
Vicka: No, no, ci faceva volare.
Padre Livio: Ho capito. La Madonna vi ha trasportato dal Paradiso al Purgatorio, tenendovi per mano.
Vicka: Anche il Purgatorio è un grande spazio. In Purgatorio, però, non si vedono le persone, ma solo si vede una grande nebbia e si sente ...
Padre Livio: Che cosa si sente?
Vicka: Si sente che le persone soffrono. Sai, si sentono dei rumori ...
Padre Livio: Ho appena mandato alle stampe il mio libro: "Perché credo a Medjugorje", dove scrivo che nel Purgatorio si sentirebbero come dei pianti, delle grida, dei colpi ... E’ esatto? Anch’io facevo fatica a trovare le parole giuste in lingua italiana per dare il senso di quello che tu dici in croato ai pellegrini.
Vicka: Non si può dire che si sentono dei colpi e neppure che si sentono dei pianti. Lì non si vedono le persone. Non è come il Paradiso.
Padre Livio: Che cosa si sente allora?
Vicka: Si sente che soffrono. E’ una sofferenza di diverso genere. Si sentono delle voci e anche dei rumori, come uno che si picchia ...
Padre Livio: Si picchiano fra di loro?
Vicka: Si sente così, ma io non ho potuto vedere. E’ difficile, Padre Livio, spiegare una cosa che tu non vedi. Una cosa è sentire e un’altra è vedere. In Paradiso tu vedi che camminano, cantano, pregano, e quindi lo puoi riferire con esattezza. In Purgatorio si vede solo una grande nebbia. Le persone che si trovano lì aspettano le nostre preghiere per poter andare quanto prima in Paradiso.
Padre Livio: Chi ha detto che attendono le nostre preghiere?
Vicka: La Madonna ha detto che le persone che si trovano in Purgatorio aspettano le nostre preghiere per poter andare quanto prima in Paradiso.
Padre Livio: Senti, Vicka: la luce del Paradiso potremmo interpretarla come la divina presenza in cui sono immerse le persone che si trovano in quel luogo di beatitudine. La nebbia del Purgatorio, invece, che cosa sta ad indicare, secondo te?
Vicka: Per me, la nebbia è sicuramente un segno di speranza. Loro stanno soffrendo, ma hanno la certa speranza che andranno in Paradiso.
Padre Livio: Mi colpisce che la Madonna insista sulle nostre preghiere per le anime del Purgatorio.
Vicka: Sì, la Madonna dice che hanno bisogno delle nostre preghiere per andare prima in Paradiso.
Padre Livio: Allora le nostre preghiere possono abbreviare il Purgatorio.
Vicka: Se noi preghiamo di più, loro vanno prima in Paradiso.
Padre Livio: Adesso parlaci dell’Inferno.
Vicka: Sì. Prima abbiamo visto un grande fuoco.
Padre Livio: Toglimi una curiosità: si sentiva caldo?
Vicka: Sì. Eravamo abbastanza vicini e davanti a noi c’era il fuoco.
Padre Livio: Capisco. D’altra parte Gesù parla di "fuoco eterno".
Vicka: Sai, noi vi siamo stati con la Madonna. Per noi è stato un modo diverso. Capito?
Padre Livio: Sì, certo! Certo! Eravate solo spettatori e non attori di quel tremendo dramma.
Vicka: Abbiamo visto le persone che prima di entrare nel fuoco ...
Padre Livio: Scusami: ma il fuoco era grande o piccolo?
Vicka: Grande. Era un grande fuoco. Abbiamo visto le persone che prima di entrare nel fuoco sono normali; poi, quando precipitano nel fuoco, vengono trasformati in orribili animali. Si sentono tante bestemmie e le persone che urlano e gridano.
Padre Livio: Questa trasformazione delle persone in orribili animali per me sta a significare lo stato di perversione dei dannati che ardono nelle fiamme dell’odio contro Dio. Toglimi ancora una curiosità: queste persone trasformate in bestie mostruose hanno anche le corna?
Vicka: Cosa? Le corna?
Padre Livio: Quelle che hanno i diavoli.
Vicka: Sì, sì. E’ come quando tu vedi una persona, per esempio una ragazza bionda, che prima di entrare nel fuoco è normale. Ma quando va giù nel fuoco e poi ritorna su, si cambia in una bestia, come se non fosse mai stata una persona.
Padre Livio: ci ha detto Marija, nell’intervista fatta a Radio Maria, che quando la Madonna vi ha fatto vedere l’Inferno durante l’apparizione senza però portarvi nell’aldilà, questa ragazza bionda, quando è uscita dal fuoco, aveva anche le corna e la coda. E’ così?
Vicka: Sì, certo.
Padre Livio: Il fatto che le persone trasformate in bestie abbiano anche le corna e la coda per me significa che sono diventati come dei demoni.
Vicka: Sì, è proprio un modo di essere simile a demoni. E’ una trasformazione che avviene rapidamente. Prima di precipitare giù nel fuoco, sono normali e quando ritornano su sono trasformati.
La Madonna ci ha detto: "Queste persone che si trovano qui all’Inferno vi sono andate con la loro propria volontà, perché loro vi hanno voluto andare. Quelle persone che qui sulla terra vanno contro Dio già incominciano a vivere un Inferno e poi solo continuano".
Padre Livio: Questo l’ha detto la Madonna?
Vicka: Sì, sì, lo ha detto proprio lei.
Padre Livio: La Madonna ha detto dunque, se non proprio con queste parole, però esprimendo questo concetto, che all’Inferno va chi ci vuole andare, ostinandosi ad andare contro Dio fino alla fine?
Vicka: Ci va chi vuole, certo. Va chi è contro la volontà di Dio. Chi vuole, va. Dio non manda nessuno. Tutti abbiamo la possibilità di salvarci.
Padre Livio: Dio non manda nessuno all’Inferno: l’ha detto la Madonna, o lo dici tu?
Vicka: Dio non manda. La Madonna ha detto che Dio non manda nessuno. Siamo noi che vogliamo andarci, per nostra scelta.
Padre Livio: Quindi, che Dio non manda nessuno lo ha detto la Madonna.
Vicka: Sì, ha detto che Dio non manda nessuno.
Padre Livio: Ho sentito dire o ho letto da qualche parte che la Madonna ha detto che non si deve pregare per le anime dell’Inferno.
Vicka: Per quelle dell’inferno, no. La Madonna ha detto che non si prega per quelle dell’Inferno, ma solo per quelle del Purgatorio.
Padre Livio: D’altra parte i dannati dell’Inferno non vogliono le nostre preghiere.
Vicka: Non le vogliono e non servono a niente.
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* Testo a cura del prof. Cosmo Tridente.
* Foto tratte dal web.