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mercoledì 2 settembre 2009

Mons. Pasquale Gioia, un Vescovo che ha fatto parlare di se

A cura del Prof. Cosmo Tridente.
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Come già scritto in altro post di questo sito (“Un avvenimento senza precedenti nella Settimana Santa molfettese del 1934”), Mons. Pasquale Gioia, che resse la nostra diocesi dal 1922 al 1935, era un prèsule rigoroso e severo (non per nulla, prima di essere elevato alla dignità episcopale, era stato un frate dell’Ordine dei Somaschi).
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Preoccupato soprattutto di tenere lontano dal suo gregge gli errori che lo minacciavano, il vescovo si impegnava ad esporre la dottrina cristiana in maniera consona alle necessità dei tempi; i discorsi e gli scritti furono le pacifiche armi da lui usate e che spesso suscitavano nell’interlocutore sentimenti di disapprovazione. Con una lettera pastorale del 12 dicembre 1926, indirizzata ai parroci, con preghiera di ampia diffusione, precisò il suo punto di vista in merito alle processioni. Ecco il testo:
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Le leggi ecclesiali debbono osservarsi. E dai Rettori e dai Padri Spirituali debbono farsi osservare anche da parte delle numerose Confraternite, adoperandosi a restituire alle processioni l’importanza religiosa, come noi siamo riusciti a fare nelle processioni eucaristiche e correggendo in esse ciò che è contro alle tradizioni della Chiesa Cattolica e alla stessa ragione. Basti accennare alla anomalia della processione della Madonna con Cristo Morto nelle ore mattinali del sabato santo. Niente di più assurdo. In questa materia non permetteremo che altri si inserisca perché è tutta materia che dipende dall’Autorità Ecclesiastica. Così sappiamo tutti che non tollereremo che siano esposte alla venerazione dei fedeli immagini di carta e certe statue o altro che né la pietà, né l’arte possono tollerare nella casa di Dio. Chi si regolerà altrimenti andrà incontro, oltrecchè alle pene, ad una nota di biasimo che rimarrà negli atti della Santa Visita.
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Altra decisione di Mons. Gioia presa all’inizio degli Anni Trenta, poi vanificata nel tempo, fu quella di far celebrare nella Chiesa del Purgatorio e in quella di Santo Stefano, a cura delle rispettive Arciconfraternite, la Messa in “Coena Domini” del giovedì santo, senza però la reposizione nell’urna del Santissimo Sacramento, cioè senza mettere Gesù nel “sepolcro”. Ciò perché le persone che visitavano le chiese del Purgatorio e di Santo Stefano, per ammirare le statue e commentare l’addobbo, si distraevano dal dare il giusto tributo di preghiera e di adorazione al Santissimo Sacramento. La decisione del vescovo fu saggia, se pensiamo che oggi la visita ai “sepolcri” è diventata, tranne poche eccezioni, una vera gazzarra: una massa di persone chiassose, irriverenti che si spostano di chiesa in chiesa, come allegre comitive, senza alcuna considerazione per il luogo sacro.
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"Pellegrinaggio della diocesi a Roma, con Mons.Gioia, in ricorrenza del Giubileo della Redenzione del 1933".

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Inoltre, il vescovo era estimatore e conoscitore del canto gregoriano e pretendeva che tutti i sacerdoti, anche gli anziani, ne fossero edotti; egli stesso lo insegnava ai seminaristi, sottoponendoli poi ad esami di teoria e facendoli esibire in pubbliche esecuzioni.
La sua morte fu improvvisa, come ricorda Mons. Leonardo Minervini, di venerata memoria.
La mattina di quel fatale 31 marzo Mons. Gioia si trovava in Cattedrale per assistere alla liturgia eucaristica della IV Domenica di Quaresima (Laetare). La celebrazione si era svolta regolarmente, vi era stata la predica quaresimale con il ricordo della anime purganti e il canto del “Dies irae”. Verso la fine della Messa il vescovo, sempre scrupoloso e attento al cenno del cerimoniere, si comportava stranamente. Qualcosa gli impediva di proseguire il rito; restava seduto e a mala pena impartì la benedizione finale. Rientrato in episcopio, ancora con le sontuose vesti prelatizie, cadde a terra svenuto. Fu un momento di grande sgomento tra i seminaristi e i giovani sacerdoti presenti. Intanto in Cattedrale si stava celebrando la messa delle ore 12. Nel coro c’era un medico, il dott. Girolamo Gadaleta il quale, chiamato urgentemente in episcopio, dopo una visita sommaria e aver somministrato al vescovo le prime cure, fece una diagnosi infausta: “angina pectoris”. Su di una sedia a sdraio Mons. Gioia fu trasportato nella sua camera da letto, mentre era sopraggiunto anche il canonico curato della Cattedrale, don Mauro Amato (detto per inciso, non capisco perché il presule non sia stato portato in Ospedale, date le sue gravi condizioni!). Il dott. Gadaleta tornò nel pomeriggio ma, constate le condizioni dell’infermo, lasciò intendere a quanti affollavano il corridoio d’ingresso che, salvo un improbabile capovolgimento, verso le prime ore del giorno successivo per Mons. Gioia, sarebbe stata la fine. Infatti, all’alba del 1 aprile il vescovo cessò di vivere, lasciando increduli i fedeli delle tre diocesi e tutti i cittadini di Molfetta, Giovinazzo e Terlizzi.

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La redazione di “Luce e Vita”, nel commemorare lo scomparso vescovo propose di innalzare un degno ricordo sulla tomba in cui, nella chiesa del Sacro Cuore di Gesù, erano stati sepolti i suoi resti mortali.
Con contributi e offerte varie, si mise insieme la somma necessaria per erigere la stele funeraria, ideata e realizzata dallo scultore molfettese Giulio Cozzoli. L’epitaffio fu composto dal prof. Maurilio De Rosa, ordinario di lettere al Seminario Regionale. Questo il testo:
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In pace Christi hic quiescit / PASCHALIS GIOIA c.r.s../ Ep Melphict. Terlit. ac Iuven. / merito piandus in aevum / ut qui hoc delubrum / studioso populi concursu / e fundamentis excitavit / vota capiat exequialia / mente secunda ac corde inoblito fidelium / Obiit Kalen. April. MCMXXXU
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Traduzione: Nella pace di Cristo qui riposa Pasquale Gioia Vescovo di Molfetta, Terlizzi e Giovinazzo della Congregazione Regolare Somasca. Meritevole di essere suffragato nei secoli, perché egli che questo tempio con amoroso concorso del popolo innalzò dalle fondamenta riceva voti e preghiere con cuore affettuoso e memore dei fedeli. Morì il 1° aprile 1935.
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Il 2 aprile 1935 fu nominato Amministratore Apostolico della diocesi di Molfetta, Giovinazzo e Terlizzi Mons. Marcello Mimmi, Arcivescovo di Bari. Fu lui che approvò il comitato per erigere la stele funeraria e che portò a termine l’iniziativa. Infatti, due anni dopo la morte di Mons. Gioia, il 7 aprile 1937, fu inaugurato il “degno ricordo”, nel corso di una solenne celebrazione eucaristica di suffragio, presieduta dal nuovo vescovo, Achille Salvucci (dicembre 1935 – marzo 1978). Oltre al popolo vi parteciparono nove vescovi della Regione, il clero delle tre diocesi, i seminaristi del Vescovile e del Regionale, membri dell’Azione Cattolica, autorità di ogni ordine e grado. Al termine della Messa, tenne il discorso celebrativo Mons. Francesco Maria Sanna, vescovo di Gravina, parlando della vita di un caro amico scomparso, quale fu Mons. Gioia.
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Il 9 maggio 1935, alle ore 18, nella chiesa del Purgatorio, per iniziativa del Rev. Teologo Don Tommaso Maglione, si tenne un solenne funerale in memoria di Mons. Gioia, alla presenza di un folto numero di confratelli della Morte e dell’amministrazione in carica presieduta da Corrado Maria Poli (Giacomo Palumbo 1° Componente; Giuseppe Mezzina 2° Componente). Alla cerimonia funebre partecipò anche l’Azione Cattolica.
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Testo e foto del prof. Cosmo Tridente.

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