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sabato 21 marzo 2009

La Settimana Santa a Domusnovas - 1^ parte (provincia di Carbonia - Iglesias)

A cura di Roberto Soru.
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Da qualche anno ho instaurato una grande amicizia con Roberto Soru, vice Priore della Confraternita Madonna Addolorata (http://www.confraternitamadonnaaddolorata.it) di Domusnovas, cittadina sarda di circa 6.500 abitanti, anch' egli appassionato dei Riti della Settimana Santa e come me grande devoto della "Mater Dolorosa".
Volentieri pubblico una serie di articoli a sua firma nei quali verrà descritta la Settimana Santa di Domusnovas nel passato e nel presente
Dagli scritti che seguono si evince come tutto ciò che egli fa per la "sua" Settimana Santa sia pervaso da grande passione e fede in Dio e nella Madonna Addolorata.
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Ogni progetto nasce da cose semplici e così è stato per la Confraternita della Madonna Addolorata.
Nasce dal culto verso i SS. Misteri della Passione, Morte e Resurrezione di Cristo, dal culto verso Maria SS. Addolorata.
La Confraternita nasce sull’esperienza dei Riti della Settimana Santa.
Fino al 1997, quando si parlava di Settimana Santa, subito la mente dei Domusnovesi e paesi limitrofi andava alla famiglia Mura. I riti paraliturgici della Settimana Santa, da quanto appreso anche dalle persone più anziane, almeno dalla metà dell’800, erano curati non da Confraternite che comunque in processione portavano i simulacri, ma da nuclei familiari.
Però, quando la trasmissione di tradizioni avviene per via “sanguinea”, non sempre c’è continuità per cui sappiamo che, tra la fine dell’800 e inizio del ‘900, la persona che curava i riti morì e i figli non continuarono. A quel punto tutto passò alla Parrocchia (le statue comunque venivano conservate in chiesa; la biancheria tipo gli abiti dei “Giudei” del “S. Giovanni” e “Maddalena”, alcuni abiti da ”Babballottis”, il corredo della lettiga, erano conservati dalla famiglia che curava tutto).
E’ in quel momento che un giovane poco più che bambino, Franceso Mura, prese a tutto in mano diventando un personaggio fondamentale, pur semplice, per la continuazione della tradizione. Oggi è ricordato come “Ziu Cicchinu”.
Il suo impegno anche come sacrestano continuò fino al 1979 quando il 19 Marzo Dio lo chiamò in gloria.
La Settimana Santa ha avuto diverse fasi.
Come tradizione antica la Settimana Santa di Domusnovas iniziava con la vestizione della Madonna Addolorata, il giovedì della Palme (anche se in modo privato). Si ricorda ancora oggi che al termine della vestizione si suonavano le campane a festa.
Il Venerdì della Palme, veniva fatta la processione dell’Addolorata. Quando usciva per la processione la gente diceva “esti circhendi su fillu” (“sta cercando il figlio”). Al rientro della processione, la Madonna veniva nascosta dietro l’altare fino al Venerdì Santo.
I riti riprendevano direttamente il Venerdì Santo, quando tra mezzogiorno e le 15.00, veniva preparato un piccolo palchetto a fianco del Pulpito e veniva issato il Crocifisso con ai piedi la Madonna che tra le mani portava una piccola Sindone.
La sera, dall’antica chiesetta di S. Barbara, partiva un piccolo corteo formato da alcuni “Babballottis” con la croce nera seguiti da due bambini (sino agli anni 40 sia S. Giovanni che la Maddalena erano vestiti da due maschietti), i Giudei, La Madonna che dopo la liturgia della Croce veniva portata via dalla Chiesa, la Lettiga.
Dopo l’omelia che veniva fatta dal pulpito dall’oratore che indicava il Crocifisso lì vicino, seguiva il rituale come avviene tutt’ora con la deposizione “Su Scravamentu” (termine in sardo che indica l’estrazione dei chiodi, contrario di “cravai” che sta per infilare a forza) eseguita dai quattro personaggi che raffigurano Giuseppe d’ Arimatea e Nicodemo e due servi.
Seguiva la processione con il Gesù Morto, che calato dalla Croce veniva adagiato sulla Lettiga, la Madonna Addolorata, preceduti dalla grande Croce, i “Babballottis”, S. Giovanni e la Maddalena, i Giudei.
Il Sabato Santo, fino alla riforma canonica, prevedeva a mezzogiorno la Resurrezione con l’esposizione del Gesù Risorto.
Il giorno di Pasqua, come da tradizione Sarda si svolgeva “S’Incontru”.
Dopo i tre canonici inchini alla Madonna veniva tolto il manto nero per vedersi quello azzurro con la tunica bianca e tutti i monili d’oro.
Non ci sono prove certe se in passato, quindici giorni dopo Pasqua ci fosse “S’ Inserru” cioè la chiusura, con il saluto di Maria a Gesù, la separazione della Statue e loro conservazione.
Verso la fine degli anni ’50 e successivamente con l’interpretazione errata dei documenti del Concilio Vaticano II°, ci fu qualche cambiamento che rischiò di far perdere parte, se non tutta, della Settimana Santa.
Innanzi tutto, alla fine degli anni ’50, un vice parroco decise di sostituire la Madonna Addolorata che era da restuare, con l’attuale statua tutta in legno titolare della Confraternita.
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A causa di ciò si perse la tradizionale processione del Venerdì delle Palme (da noi reintrodotta nel 1998, ma descriverò meglio dopo). Un’ulteriore conseguenza fu che occorreva un’altra statua per il giorno di Pasqua e così per alcuni anni si chiedeva in prestito la statua dell’Assunta dal vicino paese Musei, e poi una volta sostituita la statua dell’Assunta presso la parrocchia, questa veniva utilizzata per l’incontro.
Tra la fine degli anni 60, il parroco (che grazie a Dio durò solo qualche anno, demolendo le balaustre dell’altare maggiore, occultando i resti dell’antica Addolorata e chi più ne ha più ne metta) quasi cancellò tutti i riti e abiti.
E’ qui che fu più faticoso ma importante la figura di Ziu Cicchinu che difese le tradizioni anche davanti a qualche “bigotta” che dalla parte del Parroco voleva la distruzione delle tradizioni.
Nell’ottobre del 1972 (e fino a tutt’oggi) arrivò come parroco Don Giovanni Frongia che era stato già vice parroco nel periodo 1960-1966. Man mano con gli anni contribuì a recuperare le tradizioni.
Purtroppo a costruire ci vuol tanto a distruggere non ci vuol niente.
Dopo le perdite avute la Settimana Santa fino al 1998, si ridusse a due giorni, il Venerdì Santo e il giorno di Pasqua (la notte di Pasqua il Cristo Risorto entrava trionfalmente in Chiesa al Gloria).
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* Testo e foto di Roberto Soru.

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