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giovedì 19 marzo 2009

La processione dei Misteri di Trapani - 19^ parte

Gruppo 18 - IL TRASPORTO AL SEPOLCRO
Opera di Giacomo Tartaglio
Ceto dei Salinai
(in passato affidato ai Corallai)
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Giuseppe di Arimatea, ottenuto da Pilato il permesso di seppellire Gesù, trasporta il corpo del Cristo, aiutato da Maria, Maria Maddalena, Giovanni e Nicodemo.
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"U Signuri nn'u linzoluu" è l'ultimo "gruppo" a sfilare nella processione, seguito dai due simulacri di Gesù Morto e di Maria Addolorata. Particolare è il rapporto che lega questo "mistero" alla città, probabilmente a causa dell'affidamento alla categoria dei lavoratori del sale, un mestiere che da sempre caratterizza la città di Trapani.
La storia del gruppo vede l'affidamento all' allora fiorente categoria dei corallai con atto del notaio Diego Martino Ximenes il 5 aprile 1619 (corda 10562 - pag.440 verso - AST Trapani).
La crisi del settore del corallo costrinse però la maestranza a cedere l'affidamento il 20 febbraio 1790 con atto rogato dal notaio Giuseppe Anastasi. Fu la stessa Compagnia di San Michele Arcangelo ad occuparsi della processione del gruppo che per almeno dieci anni, fu curato dai confrati. Nei primi del secolo decimonono si presume sia stato affidato ai salinai ma tale atto di affidamento non è ancora stato recuperato. Si sa, da un documento del 1799, che il gruppo era ancora condotto in processione dalla Compagnia e di esso si citava il fatto che fosse appartenuto ai corallai mentre non vi è alcun riferimento ai salinai
Non si hanno notizie sull'autore del gruppo originario. Dall' atto di affidamento del 1619 ai corallai, viene accuratamente descritto il "mistero" con l'elencazione di cinque personaggi e solo successivamente, nel 1790, quando la maestranza dei corallai rinunciò a tale affidamento compare una sesta statua, quella di Maria, probabilmente aggiunta al gruppo in quel periodo.
Dell'intera collezione dei gruppi è quindi quello con il maggior numero di statue, sei e tutte di ottima fattura, abilmente realizzate dal grande artista Giacomo Tartaglio e precisamente Gesù, San Giovanni, la Madonna, Giuseppe di Arimatea, Nicodemo e Maria di Magdala, la cui testa è ritenuta tra le più belle dell'intera collezione. L'episodio raffigurato, tratto dai Vangeli, coglie l'attimo in cui Gesù viene trasportato al Santo Sepolcro.
Splendida è la descrizione del gruppo che leggiamo nell'opuscolo edito dall' Ente Provinciale per il Turismo di Trapani in occasione della Processione del 7 aprile 1950: "... Maria Santissima, Giuseppe di Arimatea, San Giovanni, Maria Maddalena e Nicodemo reggono i lembi della sacra Sindone su cui è disteso il corpo piagato ed inerte del Redentore. Strazio ed angoscia si leggono nei volti del discepolo prediletto e della Maddalena, mentre quelli di Giuseppe e Nicodemo esprimono una commossa soddisfazione per il dovere compiuto. La Madre Divina giganteggia sulla scena pietosa col suo immenso dolore che si rivela nel gesto desolato delle braccia, nella tragica espressione del volto, nel pianto irrefrenabile dei suoi occhi soavi. Tutta la scena è viva, animata, armoniosamente composta, perfetta nei dettagli e nell'insieme."
Il "Trasporto" è tra i gruppi cui maggiore è la devozione popolare e proprio il lenzuolo ove è adagiato Gesù, viene ripetutamente cambiato in quanto considerato ex voto.
La maestranza dei salinai ha sempre garantito al gruppo una degna processione e non è mai mancata la banda musicale, un tempo sinonimo di ricchezza.
Anticamente la processione "du misteri salinara" era affidata agli stessi salinai, ma essendo venerdì giornata lavorativa, essi non potevano far parte subito del sacro corteo. Era così diventata consuetudine il loro incontrarsi a processione già iniziata, nei presi della Via Mercè e da lì, in abito nero, iniziava la loro partecipazione. Ancora oggi, malgrado la processione non sia più composta da salinai, si contraddistingue per la serietà ed il rispetto della tradizione. I processionanti indossano l'abito nero ed al collo l'abitino.
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Foto della fine degli anni '30
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Il Gruppo
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Gesù
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Maria
. S. Giovanni
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Maddalena
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Giuseppe di Arimatea
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Nicodemo
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* Testo e foto di Beppino Tartaro

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