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lunedì 30 marzo 2009

La notte dell' Avémmérì alla Médonne

Questa notte, tra il 30 ed il 31 marzo, si ripeterà a Molfetta l' antica quanto poco conosciuta tradizione, esclusivamente molfettese, dell' Ave Maria alla Madonna della quale, lo scorso anno, ho pubblicato su questo sito un mio servizio:
Quest' anno la stessa antica tradizione la rivivremo attraverso il racconto di Francesco Tempesta.
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Scritto da Francesco Tempesta e pubblicato su "Il Fatto" n° 32 del 26 marzo 2009.
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E' indubbiamente il periodo più bello dell'anno per buona parte dei molfettesi.
E' il periodo in cui iniziative si susseguono frenetiche ogni giorno. Il periodo in cui sembra che si torni indietro negli anni sino ad accarezzare quelle tradizioni che sembrano non avere tempo.
E' la Quaresima molfettese.
Eccoci arrivati a sfiorare la settimana di Passione, la settimana in cui di venerdì l' Addolorata lascerà la sua buia camera nel Purgatorio, che divide da anni con gli altri sacri simulacri, per andare in giro per città alla ricerca disperata di un figlio perduto da oltre duemila anni.
Quest' anno però nella settimana dedicata alla B.V. Addolorata anche la notte fra il lunedì e il martedì avrà il suo ruolo importante nel film della passione molfettese.
Si tratta della notte, cosiddetta, dell' Avémmérì alla Médonne.
Sconosciute sono le origini di questa tradizione che non sempre cade prima della S. Pasqua. Cade sempre fra il 30 e il 31 marzo e non molti la collocano fra le tradizioni pasquali. Però anche questa usanza come i riti della settimana Santa ha la sua magia e per certi versi è avvolta da un fitto alone di mistero. Si tratta di un'usanza prettamente popolare.
Durante la notte, uomini e donne, quando ormai tutti dormono e le strade sono deserte, iniziano il loro giro della città cercando altri fedeli che si uniscano a loro. Lo fanno con un campanello che scuotono in continuazione e ripetendo quasi urlando il richiamo: “Ci è devòet alla Médonne, fèmmene. Ci av' a disce l' Avémmérì alla Médonne, fèmmene”. Si va avanti così per tutta la notte e, quando scoccano le 3:45 i fedeli si recano presso il Calvario dove si distendono faccia a terra e recitano l' Avemmaria alla Madonna fino a quando le lancette dell'orologio non segnano le 4. Probabilmente l'ora coincide con quella dell'arresto di Gesù nel Getsemani oppure con quella della Sua morte che, secondo la tradizione, avvenne alla 16 e quindi alle 4 p.m.
Dopo, i convenuti si recano in processione cantando litanie religiose dinanzi alle chiese del Purgatorio e di S. Stefano, in cui sono conservati le statue della passione, dove recitano altre preghiere. A questo punto il rito si conclude e quando ormai si intravedono le prime luci dell'alba tutti o quasi (alcuni si recano al lavoro) tornano a casa.
Come già detto poc' anzi, questo antico rito non ha delle origini ben definite in quanto queste sono scarsamente documentato nei vari scritti dedicati alla città di Molfetta. Persino gli anziani hanno le idee confuse e questo sta a dimostrare quanto antica sia questa tradizione. Un'usanza che senz' altro fa parte di un percorso di fede e penitenza che il molfettese tende a seguire nel corso dell'anno quasi come un voto o come un obbligo verso la propria anima che chiede l' espiazione dai peccati.
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* Testo di Francesco Tempesta.
* Foto di Franco Stanzione.

2 commenti:

Francesco Tempesta ha detto...

Stamane ho ricevuto nella mia cassettina postale un graditissimo e alquanto insolito presente. A recapitarmelo è stato il prof. Michele Carlucci noto storico molfettese. Si tratta di uno scritto, tratto dal libro FESTE, RICORRENZE E MEMORIE A MOLFETTA a cura del prof. Cosimo Tridente, dedicato all'approfondimento delle reali orgini e del reale significato dell'antichissima tradizione popolare dell'Avémmérì alla Médonne. Tale scritto si basa su una ricerca circa l'argomento in questione effettuata dal prof. Carlucci.
Ringrazio sentitamente dalle pagine di questo blog il prof. Carluccie e faccio i miei complimenti al prof. Tridente per il suo pregevolissimo libro.
Francesco Tempesta

prof.Cosmo Tridente ha detto...

Desidero integrare quello che ha detto Francesco Tempesta a proposito dell'avémméri alla Médonne:
1 Prima delle ore 4 i presenti declamano una lauda in dialetto molfettese sulla passione di Cristo intitolata "U chiénde de Méri", lauda riportata anche da Saverio La Sorsa;
2 alle ore 4 precise recitano tre Ave Maria per la "purità", la "castità" e la "verginità" di Maria;
3 Indi, si recano al Purgatorio e battendo la loro mano sulla porta di questa chiesa gridano: "Médonne apre la pòrte" (Madonna apri la porta)e recitano la coroncina delle cinque piaghe;
4 Dopo si dirigono alla chiesa di S.Stefano dove recitano l'Angelus dinanzi alla porta della stessa e qui il corteo si scioglie.
Secondo un'antica leggenda popolare in quella notte la Madonna andava in cerca del proprio Figlio ricercato dai giudei e per non fersi scoprire dagli stessi fu costretta a nascondersi in un campo coltivato a lupini. Queste piantagioni, al passaggio della Madonna produssero rumore tale da attirare l'attenzione dei giudei che individuarono la Vergine Addolorata e con violenza la spinsero per terra: erano le ore 4.Perchè il 31 marzo? I nostri avi hanno voluto fissare questa tradizione alla fine di marzo quasi fossero convinti che in quei giorni era da collocare la passione di Cristo e in aprile la resurrezione.Tra i banditori, tanti anni addietro, c'era Gevénne de re d'òeve(Giovanni delle uova), grande bestemmiatore che vendeva le uova in giro per la città, il quale si prestava nella ricorrenza non solo per tradizione familiare ma anche per chiedere perdono a Maria per le sue continue imprecazioni. Ma ci sarebbe ben altro da dire riguardo a questa antica tradizione