- - - - - - - - HOME I SITO I FORUM I FACEBOOK I GUESTBOOK I LINKS I CONTATTI
- - - - - - - - - - - - - - - - - - - - - - - QUESTO BLOG STA CON IL PAPA
QUESTO BLOG E CON IL PAPA
- - - - - - - - - - - - - - - - - Image and video hosting by TinyPic

Online da lunedì 29 ottobre 2007


Visualizzazioni ultima settimana

- - - - - - - - - - - - -


______________________________________________________________________

domenica 18 gennaio 2009

17 gennaio 2009 - Presentazione del restauro delle Statue dell' Arciconfraternita della Morte. 4^ parte

La sera del 17 gennaio 2009 i presenti nella Chiesa del Purgatorio hanno vissuto momenti di grande emozione nel vedere per la prima volta, anche se solo su uno schermo, le immagini delle varie fasi del restauro e del risultato al termine di esso.
L' inizio della conferenza ha avuro uno slittamento di una trentina di minuti a causa di un impegno imprevisto di S. Ecc. za Mons. Luigi Martella, Vescovo di Molfetta ed ospite d' onore della manifestazione.
Il Priore della Morte ha dovuto un po' improvvisarsi intrattenitore del pubblico dando alcune comunicazioni riguardanti i lusinghieri successi del "Progetto Settimana Santa in Puglia" al Josp Fest, festival internazionale degli itinerari dello spirito che si è svolto a Roma in questi giorni.
.

.
Numeroso è stato l' afflusso im chiesa di quanti non vedevano l' ora di vedere come ... "sono venute" le statue del Purgatorio.
.




.
Nel frattempo un inviato di Tele Norba ha intervistato i due restauratori, Valerio Iaccarino e Giuseppe zingaro. L' intervista si è svolta, chiaramente, nella stanza delle statue.
.




.
In attesa del Vescovo, il Priore saluta don Tommaso Tridente, Vicario Vescovile.
.
.
Giunge infine il Vescovo, accompagnato dal Secondo Componente della Morte Onofrio Sgherza e da don Pasquale Rubini.
.
.
Accanto al Vescovo siede il Sindaco On. Sen. Antonio Azzollini.
.

.
La conferenza ha inizio con la relazione del Priore dell' Arciconfraternita della Morte.
.
.
Per chi fosse interessato riporto di seguito il suo intervento.

Buona sera a tutti i presenti nella chiesa del Purgatorio e chiedo scusa se, insolitamente, leggo quello che devo dire, ma il fatto è che questa serata è per me, dopo quella in cui fu presentato il restauro della chiesa del Purgatorio nel giugno 2007, una occasione di ancor più grande emozione e pertanto non voglio rischiare di dimenticare qualcosa.
Siamo arrivati finalmente a poter ripresentare alla Città di Molfetta le statue restaurate dell’ Arciconfraternita della Morte, opera del grande scultore molfettese Giulio Cozzoli.
In particolare voglio salutare e ringraziare per il loro intervento:
1) Sua Eccellenza il Vescovo Mons. Luigi Martella ed il Vicario don Tommaso Tridente.
2) Il Sindaco, e nostro Confratello, Sen. Antonio Azzollini (so che il senatore è sempre contento quando lo si menziona come confratello della Morte).
3) Gli amministratori delle confraternite ed arciconfraternite di fuori Molfetta con le quali intratteniamo un rapporto di scambio di esperienze religiose e culturali. Oltre ad esse, mi è gradito salutare il mio carissimo amico Giovanni Di Maggio, priore della Confraternita del Purgatorio di Pulsano, in provincia di Taranto, che è tra noi per la prima volta, insieme ad una rappresentanza di suoi confratelli.
4) Gli amministratori delle confraternite ed arciconfraternite di Molfetta, ed in particolare l’ amministrazione dell’ Arciconfraternita di Santo Stefano, fresca di elezione e presieduta dal mio carissimo amico ed anche confratello della Morte Stefano De Palma.
5) I restauratori delle nostre Sacre Immagini, i signori Valerio Iaccarino e Giuseppe Zingaro di Andria.
6) Il professor Gaetano Mongelli, ordinario di Storia dell’ Arte presso l’ Università degli Studi di Bari.
7) Il signor Maurangelo Cozzoli, nipote dello scultore Giulio Cozzoli, nonché colui che portò a termine la statua dell’ Addolorata dopo la morte dello zio.
8) I miei due Componenti dell’ Amministrazione dell’ Arciconfraternita della Morte, Giuseppe Modugno ed Onofrio Sgherza, ed il nostro grande Padre Spirituale don Francesco Gadaleta, che hanno condiviso con me ansie e patemi d’ animo per la buona riuscita del restauro.
9) In ultimo, ma non per ultimo, tutti i Confratelli intervenuti, scusandomi con loro per averli sin qui tenuti sulle spine, privandoli per sette mesi della vista delle nostre bellissime Statue e precludendo loro la possibilità di sostare in preghiera dinanzi alla Madonna.
10) A margine di tutto però, voglio ricordare, con grandissimo affetto, un mio e nostro grande amico e confratello, al quale avevo rivolto l’ invito ad essere qui questa sera, e che sarebbe stato, come in tutte le altre manifestazioni da noi organizzate sino ad ora, sicuramente qui con noi in prima fila; parlo del Commendator Angelo Alfonso Mezzina, che purtroppo ci ha lasciati la mattina 6 gennaio appena trascorso.
Ed ancora voglio ricordare, ritengo doveroso farlo proprio in questa occasione, un altro nostro confratello anziano che io ricordo qui da sempre, che aveva una grandissima devozione alla Madonna e che ha portato per tantissimi anni a spalla le sacre Immagini dell’ Addolorata e della Pietà: ieri ci ha lasciato infatti Giacomo Picca, testimone di una Arciconfraternita della Morte che non c’ è più.
.
.
Non posso andare oltre se prima non rivolgo un grandissimo ringraziamento, un ringraziamento che esce veramente dal cuore e, in qualità di Priore, a nome di tutta l’ Arciconfraternita della Morte, a coloro grazie ai quali è stato possibile far fronte ai costi di tutto il restauro che sono stati di ben ventinovemila euro.
Grazie alla loro generosità l’ Arciconfraternita della Morte non ha speso un centesimo e si ritrova, come appena uscite dalle mani dell’ artista, in tutto il loro splendore, le sacre immagini della Passione, di cui essa è gelosa custode, ma che sono in realtà di tutti noi molfettesi.
Sono convintissimo che non vi sia molfettese, anche il più agnostico dal punto di vista religioso, che non conosca e non ami le statue del Purgatorio.
E mi corre obbligo, a questo punto, di ringraziare, dicevo, le persone che hanno dato il loro personale contributo economico al restauro:
1) Il senatore Antonio Azzollini e la signora Carmela Mezzina.
2) Il nostro confratello Giovanni Azzollini.
3) La signora Caterina Sallustio.
4) Un nostro confratello che desidera mantenere l’ anonimato.
5) I coniugi Rose Mary Magarelli e Michele Balacco, residenti negli Stati Uniti, rispettivamente figlia e genero della signora Antonetta Magarelli, che nel 1958 donò all’ Arciconfraternita della Morte, la venerata Immagine di Maria Santissima Addolorata.
L’ uomo dimentica tutto facilmente, ma sono convinto che questi nomi rimarranno indissolubilmente legati anch’ essi alla storia della nostra grande Arciconfraternita.
Voglio però portare a conoscenza di tutti i presenti la gradita e simpatica testimonianza pervenutami in internet, sul mio sito personale “La mia Settimana Santa”, a commento della notizia che ho lì riportato della presentazione delle Statue restaurate.
Mi ha scritto il sig. Anthony Magarelli, fratello della signora Rose Mary, anch’ egli residente negli Stati Uniti, testualmente in inglese:
Dear Franco,
I will write to you in English, if you have a problem with it, please let me know. I just want you to know that the restorers did a marvelous job on the Statues. Giulio Cozzoli is looking down from Heaven with the biggest smile on his face, not to mention also my parents. Sergio and Antonetta. They will be, in spirit, wih all of you in church on Saturday, and so will I.
Ma non ve lo leggo tutto in inglese. Tradotto in italiano vuol dire:
Caro Franco,
ti scriverò in inglese, se hai un problema con esso, per favore fammelo sapere. Voglio solo farti sapere che i restauratori hanno fatto un lavoro meraviglioso sulle Statue. Giulio Cozzoli è disceso dal cielo con il più grande sorriso sul suo volto, per non parlare anche dei miei genitori Sergio e Antonetta. Essi saranno, nello spirito, con tutti voi in chiesa Sabato, e così anche io.
Ugualmente un altro mio amico, Amministratore della Confraternita Madonna Addolorata di Domusnovas, in Sardegna, così ha commentato le foto di prima e dopo il restauro, da me pubblicate sul mio sito internet:
Carissimo Franco, come avevi scritto in un precedente post, "bisogna stare attenti a chi è debole di cuore....". Dalle immagini che hai messo c'è un abisso tra il prima e il dopo. Questo Signore sì che è un restauratore. Complimenti veramente. Mi raccomando dopo l'evento fai un bel servizio e mettilo sul sito così mi rifaccio gli occhi anche io qui dalla Sardegna. A presto. Roberto Soru.

.
Dopo questi doverosi quanto sentiti preliminari voglio riferirvi come si è giunti a questo restauro e perché.
Queste statue, tutte realizzate nell’ arco temporale di un cinquantennio da Giulio Cozzoli, esattamente tra il 1906 ed il 1956, hanno subìto sino ad oggi diversi rimaneggiamenti, più o meno noti, sempre finalizzati a ripristinare i danni conseguenti alle intemperie e alle pur necessarie manipolazioni.
Le statue sono arrivate ai giorni nostri in condizioni di avanzato degrado strutturale, a causa soprattutto delle tante piogge che su di esse si sono abbattute nei decenni precedenti ed in particolare agli inizi degli anni settanta, durante alcune sfortunate quanto azzardate processioni.
Nel 1971, ad esempio, la processione uscì già con un tempo incerto e un cielo nero e gonfio di pioggia. Qualche goccia ci fu già dopo l’ uscita della Pietà al Borgo e su via Sant’ Angelo. A Via Annunziata le gocce diventarono pioggerella e all’ imbocco di via Immacolata si trasformarono in un vero e proprio diluvio.
Io ricordo, perché presente in processione, la vera e propria ritirata di Caporetto che fecero San Pietro, la Veronica, Maria Cleofe, Maria Salomè e la Maddalena dalla chiesa dell’ Immacolata, per via Gelso, via Giovene e via san Benedetto fino al Purgatorio, sotto una pioggia torrenziale, perché alla processione e quindi alle statue, non fu permesso di rifugiarsi in quella chiesa in quanto ormai era tutto preparato per la Messa della Resurrezione.
Sotto il diluvio rimasero solo le statue di San Giovanni e la Pietà, rinnovando involontariamente lo strettissimo legame tra l’ apostolo che Gesù amava e sua Madre, le quali dopo una breve sosta davanti al portone della chiesa dell’ Immacolata, in attesa di una apertura che non arrivò mai, ripercorsero le stesse strade delle altre cinque.
Intanto la pioggia cessò di colpo.
La processione (ovvero ciò che rimase della processione) si ricompose, ma con due sole statue, davanti alla chiesa di San Domenico e, comunque lentamente, giunse alla chiesa del Purgatorio con una Madonna dagli abiti fradici di pioggia, un Cristo Morto che grondava acqua ed un San Giovanni che sembrava uscito da sotto la doccia.
Al di là della mia personale testimonianza, magari un po’ colorita, rimane il dato di fatto che le statue furono tenute in chiesa per tutta l’ estate ad asciugare per bene, prima di essere riposte nelle nicchie, ma non vi dico intanto i danni che avevano subìto … ma intanto avevano riportato danni irreparabili.
Nel corso degli anni successivi comunque, le statue hanno subito anche alterazioni cromatiche che le avevano di molto allontanate dal loro aspetto originario, cosa che vedrete tra un po’ dalle immagini e sentirete dalla relazione di Valerio Iaccarino e Giuseppe Zingaro.
.

Appena divenuto Priore, ormai più di cinque anni fa, la prima cosa che decisi di fare fu proprio di riportare le statue a come Giulio Cozzoli le ha fatte, ma non nascondo che pur avendo tentato alcune strade, avevo abbandonato l’ idea, anche perché il lavoro da fare era improbo, la buona riuscita non me la garantiva nessuno e non trovavo comunque qualcuno che mi ispirasse veramente fiducia.
Agli inizi del 2008 abbiamo presentato in questa chiesa, per la prima volta al pubblico, la famosa statua della Maddalena cosiddetta scandalosa per i noti motivi già ampiamente illustrati, ed abbiamo avuto graditissimo ospite tra noi, come relatore e studioso dell’ opera di Giulio Cozzoli, il professor Gaetano Mongelli, che per me, in quell’ occasione e per i motivi che dirò, fu come per l’ assetato l’ apparizione di un’ oasi nel deserto.
Illustrai al professor Mongelli la situazione delle statue (che comunque lui già conosceva), il mio desiderio di restaurarle ma nel contempo le mie perplessità, i dubbi e lo sconforto per l’ essermi arreso, e lui … con la competente sicurezza di chi è navigato negli ambienti dell’ arte e del restauro delle opere d’ arte, mi disse testualmente, ed io concordai appieno con lui:
“Le statue di Giulio Cozzoli non sono una cosa qualsiasi come le statue dell’ artigianato leccese, sono una cosa particolare; c’ è una sola persona che può mettere mano a quelle statue: Valerio Iaccarino”.
Vero Gaetano che le cose andarono così?
Io mi fidai immediatamente di Gaetano Mongelli, per il motivo semplicissimo che oltre ad essere un tecnico di queste cose ed il più grande conoscitore dell’ opera di Giulio Cozzoli, è anche tanto ma tanto come il sottoscritto, affezionato a quelle statue, come se fossero delle persone.
E’ vero anche questo, Gaetano?
Pensiero ed azione: dopo qualche giorno Valerio Iaccarino e Giuseppe Zingaro erano qui, nel Purgatorio a visionare le statue … eravamo agli inizi dell’ ultima Quaresima.
Mi fidai, anzi ci fidammo, e devo dire che in questo, sia io che i miei due Componenti nella Amministrazione, abbiamo avuto un grande incoraggiamento da don Francesco.
Dopo Pasqua, agli inizi di giugno e con una grande emozione da parte di noi amministratori, partì da qui, alla volta del laboratorio di restauro in Andria, la prima statua, San Giovanni, seguito a distanza di due settimane da Santa Maria Cleofe.
Le statue sono state restaurate due alla volta. Infatti seguirono la Maddalena e Santa Maria Salomè, San Pietro e la Veronica, ed in ultimo la Pietà e l’ Addolorata, che sono ritornate qui appena la sera del 30 dicembre ultimo scorso.
La raccomandazione che feci a Valerio e Giuseppe fu questa, appena consegnai loro San Giovanni … vero Valerio e Giuseppe? …
“Voi in questo momento vi accingete non a restaurare delle statue, ma a mettere mano al cuore dei molfettesi; voi non siete restauratori, ma chirurghi cardiologi che stanno per intervenire direttamente sul cuore di Molfetta: queste non sono statue, ma persone … mi raccomando perché dalla riuscita del vostro lavoro dipenderà tutto per voi in seguito … e per me, che se le cose vanno male, me ne devo scappare da Molfetta … non fatemi pentire della fiducia che vi ho dato, perché la responsabilità che mi sto prendendo di fronte alla confraternita, alla città e alla storia è enorme.
Ringraziando Iddio, dietro quella porticina, ci sono nuovamente le Sacre Immagini della Passione, che attendono domani la vostra visita, per mostrarsi a voi in tutto il loro splendore ed in tutta la loro carica emotiva che da sempre sanno trasmettere.
Cari Valerio e Giuseppe, ora avete finito di avermi sempre tra i piedi ad Andria e tu Valerio, di sentirmi sempre al cellulare, quasi ogni giorno come una fidanzata.
Rimarrete per sempre due miei grandissimi amici, la cui bravura professionale diffonderò tutte le volte che ne avrò l’ occasione e ancora grazie a voi da parte dei nostri confratelli e della città di Molfetta.
Non approfitto oltre della pazienza di chi mi ascolta; don Francesco mi raccomanda sempre di essere breve e lui lo sa che lo ascolto sempre, cercando di limitarmi …ma anche Voi, caro don Francesco, cercate di comprendermi quando inizio a parlare di certe cose a cui sono così sentimentalmente legato da quando sono nato … che qui non parliamo di statue qualsiasi, ma delle statue di Giulio Cozzoli … sei d’accordo Gaetano?
Un’ ultima considerazione e poi finisco davvero.
Sono sicuro, essendo nella logica delle cose, che non tutti apprezzeranno il lavoro che è stato fatto e che qualcuno dirà anche che il Priore ha fatto cambiare il colore alle Statue.
Li voglio rassicurare: Giulio Cozzoli le ha fatte davvero con quei colori, così come le vedrete, ed anche le Madonne; quindi se qualcuno ha da recriminare, non se la prenda con il Priore o con Valerio Iaccarino o con Giuseppe Zingaro, o con tutti tre insieme: vada a prendersela direttamente con Giulio Cozzoli.

.
.
Dopo l' intervento del Priore, quello del restauratore Valerio Iaccarino ed in ultimo del Prof. Gaetano Mongelli, docente di Storia dell' Arte presso l' Ateneo Barese.
.






.
Durante la relazione di Valerio Iaccarino, il Priore ha proiettato le immagini delle varie fasi del restauro, da lui realizzate durante i mesi trascorsi.
.

.
La manifestazione si è conclusa con l' intervento del Sindaco, seguito da quello del Vescovo.
.
* Testo di Franco Stanzione.
* Reportage fotografico di Foto Umberto - Molfetta.

6 commenti:

Anonimo ha detto...

Carissimo Dott. FRAnco, rinnovo i complimenti per lo stupendo lavoro che avete fatto. Sono commosso per avermi citato nel tuo discorso e quindi ti ringrazio di aver portato spiritualmente la mia confraternita, a Molfetta. Spero che anche la mia confraternita possa crescere e diventare secolare con la Tua Arciconfraternita. Un abbraccio Fraterno.

Roberto Soru

Davide da Valenzano ha detto...

Franco, sinceramente non ho capito perchè nel tuo commento hai paragonato di nuovo le statue della Morte (detto così suona male) a quelle dell'artigianato leccese, declassandolo. Con rispetto parlando, secondo me, non merita affatto di essere considerato di poco valore.

Con stima,
Davide Grimaldi da Valenzano

Franco Stanzione - Molfetta ha detto...

Al di là di quello che penso io, leggi bene, che io ho citato quello che mi ha detto il prof. Mongelli ... cioè io detto:

mi disse testualmente, ed io concordai appieno con lui:
“Le statue di Giulio Cozzoli non sono una cosa qualsiasi come le statue dell’ artigianato leccese, sono una cosa particolare;

Davide da Valenzano ha detto...

Si infatti mi riferivo al tuo "concordare appieno con lui". Mettendo da parte i gusti personali, perchè è giusto che ci siano, non condivido quel tipo di commento sull'artigianato leccese proprio perchè sappiamo entrambi che è apprezzato a livello internazionale.
Anche questo è un mio parere e mi sono permesso di scriverlo in virtù della stima e amicizia che ci lega;)

Danny ha detto...

Davide forse la frase almeno per come la vedo io è stata detta non tanto per declassare le statue dell'artigianato leccese, ma più che altro per esaltare quelle del Cozzoli, ovvero che le statue del Cozzoli non sono come le statue dell'artigianato leccese (che hanno già un altissimo valore artistico), ma hanno un valore superiore (visto anche il forte attaccamento dell'intera città) paragonabile a capolavori di scultori più quotati tipo Michelangelo, Bernini, Canova...

Davide da Valenzano ha detto...

Ecco, detta così è già meglio (per me). Anche perchè le Madonne sono tutte belle.