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domenica 2 novembre 2008

A memoria dei Confratelli defunti

L' amico prof. Cosmo Tridente mi ha inviato questo suo scritto che mi ha profondamente colpito, inducendomi a riflettere sui nostri comportamenti quotidiani che, proprio noi che ci diciamo confratelli adottiamo e che a tutto preludono, tranne che al Paradiso.
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IN MEMORIA DEI CONFRATELLI DEFUNTI
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RIVELAZIONI SULLE ANIME DEL PURGATORIO
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Secondo il Catechismo della Chiesa Cattolica (parte prima 1030-1031) «Ogni uomo fin dal momento della sua morte riceve nella sua anima immortale la retribuzione eterna, in un giudizio particolare che mette la sua vita in rapporto con Cristo, perciò o passerà attraverso una purificazione o entrerà immediatamente nella beatitudine del Cielo, oppure si dannerà per sempre».
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Chiesa del Purgatorio - Molfetta
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La parola “purgatorio” evoca nella mente di molti una grande sala di attesa nella quale coloro che già sono salvi ma non totalmente purificati attendono di passare alla beatitudine eterna del paradiso. A ragion veduta, la teologia cattolica afferma che il purgatorio, inteso quindi come purificazione dell’anima, non è una crudele punizione divina: al contrario, esso è frutto dell’infinito amore di Dio. Infatti un’anima imperfetta non potrebbe stare al cospetto di Dio senza soffrire per i peccati commessi, perciò il purgatorio è una condizione necessaria alla beatitudine delle anime peccatrici, sebbene siano certe della loro salvezza eterna.
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Tela altare maggiore della Chiesa del Purgatorio - Molfetta
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In un piccolo paese (Sonntag) fra le montagne austriache, nella provincia di Voralberg, viveva una signora di nome Maria Simma. Non era una medium. Non era neppure uno di quei sottoprodotti del paranormale specializzati nel truffare le persone con i tavoli ballerini, i bicchieri che leggono l’alfabeto, i registratori che capterebbero interferenze sulle onde radio, le mani che scrivono automaticamente messaggi dall’aldilà o trascrivono quello che chissà quale angelo suggerirebbe loro all’orecchio. Non era neanche una di quelle presunte veggenti, ricche di fantasia, che ormai fanno parte dello star system dei salotti televisivi, sempre in giro per il mondo a propagandare i propri libri e videocassette. Nulla di tutto ciò. Per incontrarla bisognava raggiungerla nel suo paese sperduto fra le montagne dell’Austria, viveva sola e guadagnava qualche scellino confezionando copriletto di piume d’oca che rivendeva ad un negoziante del posto. E’ morta il 16 marzo 2004 all’età di 89 anni.
Ma la solitudine di questa donna era accompagnata da moltissime presenze impalpabili e misteriose. Lei possedeva, intatti, un carisma unico e raro: riusciva a stabilire un contatto di continuità con tutti coloro che ci hanno preceduto nella vita terrena.
In una intervista rilasciata al giornalista Piero Vigorelli nella trasmissione televisiva “Miracoli” (Retequattro, 2001), Maria Simma fece delle rivelazioni sulle anime del purgatorio che sintetizzo in queste mie righe. Raccontò che le anime del purgatorio si presentavano a lei in diverse forme e modi, di giorno e di notte, con maggiore intensità nei tempi della Quaresima e dell’Avvento. Le anime delle persone che aveva conosciuto direttamente le apparivano con forme umane abbastanza precise. Quelle morte più lontane nel tempo erano invece piuttosto evanescenti. Ogni anima è punita secondo la natura delle sue colpe e tutte soffrono con pazienza ammirevole, lodando la divina misericordia per essere scampate dall’inferno. Quando “loro” si manifestavano, Maria chiedeva di cosa avessero bisogno. Nella maggior parte dei casi il soccorso più prezioso richiesto era quello della celebrazione di una Messa in suffragio. “Se si sapesse qual è il prezzo di una Messa per l’eternità, le Chiese sarebbero piene a tutte le ore di tutti i giorni”, disse Maria Simma in quella intervista. La recita del rosario, la partecipazione devota a una Via Crucis, le indulgenze e l’ardere delle candele sono altre forme efficaci di aiuto per le anime del purgatorio, aveva dichiarato al giornalista.
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Interno Chiesa del Purgatorio - Molfetta
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Nel gennaio1983 Vicka Ivankovic (una dei veggenti di Medjugorje) diede la seguente testimonianza sul purgatorio: «Dopo il paradiso la Gospa ( in italiano: la Madonna) ci ha portati a vedere il purgatorio. E’ un luogo molto scuro e noi non potevamo vedere quasi niente perché c’era come un fumo grigio, molto spesso del colore della cenere. Sentivamo che c’era una quantità di gente ma non potevamo vedere i volti per via di questo fumo. Potevamo però sentire i gemiti e le grida. Sono molto numerosi e soffrono molto. Sentivamo anche delle specie di urti, come se le persone si scontrassero. La Gospa ci diceva: “Vedete come queste anime soffrono! Aspettano le vostre preghiere per poter andare in Cielo”.
Prima di lasciare quel luogo, la Gospa ci ha molto raccomandato di pregare ogni giorno per queste anime affinché possano avvicinarsi presto a Dio. Non è in occasione della festa di Ognissanti, ma a Natale che si libera dal Purgatorio la maggior parte delle anime. Poi ci ha detto: “Qui vi sono anime che pregano Dio con grande fervore, ma per queste anime non prega sulla terra nessun parente o amico. Dio permette che esse traggano vantaggio dalle preghiere altrui”. La maggioranza delle persone vanno in purgatorio; molte vanno all’inferno e solo un numero relativamente piccolo va direttamente in paradiso».
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Tovaglia da altare della Chiesa del Purgatorio - Molfetta
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Si tratta di rivelazioni che giustamente la Chiesa giudica con molta cautela. Ma il messaggio che questi veggenti danno all’umanità è di grande speranza: è quello di prendere coscienza che quanti ci hanno preceduto ci vedono, ci chiedono aiuto e quindi caricano sui vivi di questa terra la grande responsabilità della loro salvezza.
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Prof. Cosmo Tridente

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* Testo del prof. Cosmo Tridente.
* Foto di don Ignazio Pansini, parroco del Duomo di Molfetta.

2 commenti:

luigi ha detto...

questo articolo è stato pubblicato anche sul sito della confraternita del buon consiglio...un saluto

Anonimo ha detto...

Ciao Dott. Franco. Un bellissimo articolo che ci insegna tanto e che ci riempie di speranza.

Roberto